Dalla semplice carrucola alle navicelle spaziali. L’uomo, per dirla con Dante, ha sempre avuto “altezza d’ingegno”. Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza: l’esortazione dell’Inferno dantesco si ispira all’acutezza di Ulisse, simbolo della curiositas e della sete di conoscenza, e mira a rappresentare il cammino che l’uomo dovrebbe compiere nel corso della sua vita per essere felice e raggiungere la “perfezione”. Proprio attraverso la conoscenza, si diventa, infatti, artefici e creatori, mettendo in moto gli ingranaggi della mente.
Così, l’evoluzione della specie ha fatto sì che l’ambizione, l’intelligenza, l’operosità e, perché no, la generosità dell’uomo si rivelassero così proficue da costruire macchine in grado di supportare gli sforzi che compie il cervello umano: i computer.
Il computer è diventato nel tempo una necessità, al punto che oggi molte operazioni, che in passato erano prerogativa dell’individuo, sono gestite o addirittura del tutto sostituite dal cervello elettronico della nostra era…. banche, biblioteche, attività commerciali, persino i nostri frigoriferi, hanno tutti “in dotazione” un elaboratore (e non soltanto uno!), senza il quale non svolgerebbero moltissime delle loro funzioni, a volte anche le più semplici.
Questa incessante evoluzione tecnologica, che accompagna da tempo l’epoca contemporanea, ha guidato aziende quotate come Google verso gli scenari delle intelligenze artificiali che non riguardano esclusivamente l’ambito informatico ma coinvolgono i saperi e i campi di applicazione di scienze quali la medicina, la farmacologia, la chimica, l’ingegneria genetica e la biotecnologia.
Va da sé che, in una società che stenta ad uscire dalle strade battute e ad adeguarsi alle trasformazioni, questa rivoluzione possa creare, nell’ampio dibattito culturale, delle spinte “divisive”, che, pur nelle singole opinioni, tante e contrastanti, si orientano in genere verso due direzioni: c’è chi crede che il sistema dell’intelligenza artificiale sia un’ulteriore strada verso il futuro e il progresso, chi al contrario, nel timore che l’uomo possa perdere il controllo su ciò che egli stesso ha creato, si interroga sull’evenienza rischiosa di un ribaltamento di “ruoli” che vedrebbe l’uomo al servizio della tecnologia.
La risposta c’è ed è, semplicemente, “no”: il tema del “AI takeover” è semplice e pura fantascienza, ed essendo tale può trovare una sua veridicità solo nelle trame dei romanzi e dei film. In “2001: Odissea nello spazio”, l’intelligenza artificiale di un astronauta si ribella al volere dei piloti: il verificarsi di una situazione simile è impossibile nella vita reale. La trama stessa del film si basa sul paradosso per cui l’intelligenza artificiale possiede una volontà propria. Ma rendere autonomi quei complessi meccanismi, i software, che obbediscono esclusivamente a funzioni programmate è impossibile.
Preoccuparsi, quindi, di una possibile “ribellione” delle intelligenze artificiali forse è insensato. Dovremmo invece pensare alle questioni reali ed attuali per le quali, ironia della sorte, sono proprio le macchine a prestarci il loro aiuto, fino a risolvere problemi e, perché no, restituire sorrisi e tempo….quei pezzi smarriti del puzzle della vita che proprio lì devono tornare a incastrarsi.
Alphafold è, ad esempio, un sistema tecnologico così evoluto che potrà accelerare le scoperte nei campi di applicazione della biotecnologia, fino alla cura di patologie, fino a fare da argine prima, e ponte poi, per la risoluzione delle pandemie. Perché mai, allora, temere l’intelligenza artificiale? Le sue frontiere ingloberanno infatti concezioni scientifiche sempre più avanzate e capaci di evolversi ulteriormente.
In questo caso, la scienza non si metterà al servizio del potere, come accadde all’epoca della seconda guerra mondiale, ma sarà l’ancella dell’uomo.

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