Ottenere in undici mesi ciò che in passato avrebbe richiesto dodici anni: se anche gli esiti degli ultimi test sul vaccino anti Covid proposto dalla multinazionale Pfizer risulteranno positivi, la ricerca avrà compiuto un’impresa senza precedenti, per la quale la comunità scientifica globale ha stanziato enormi risorse di personale, di impegno, di ore di lavoro.

Vista però l’immensa urgenza richiesta dalla situazione pandemica, il vaccino è stato approvato con una procedura emergenziale, senza che tutte le abituali informazioni (soprattutto in merito alla fase tre) fossero state prima rese pubbliche. In aggiunta, in giorno dopo l’ottimistica dichiarazione, il direttore della Pfizer ha venduto cinque milioni di azioni. Facile dedurre che gli interessi economici possano prendere il sopravvento, permettendo persino che ci rimetta la nostra salute. Implicazioni economiche ci sono senza dubbio, ma – come ha chiarito il virologo Burioni nella trasmissione “Che tempo che fa” –, se il delegato della Pfizer avesse dichiarato risultati falsi, i suoi ingenti guadagni risulterebbero vani, perché rischierebbe la prigione.

Si è messa in atto una competizione globale senza precedenti: una volta scoperto e certificato il vaccino, per riuscire a produrlo e soprattutto a distribuirlo (occorrono temperature bassissime e, di conseguenza, molto denaro), sono necessarie collaborazione mondiale e l’appoggio delle case farmaceutiche anche dei Paesi in crescita (l’India per esempio). Non tutti gli Stati hanno, però, aderito all’alleanza internazionale lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dalle Nazioni Unite: la Cina, in particolare, cerca di approfittarsi dell’occasione per aumentare la sua influenza e il suo dominio. Adesso entra così ancora più in gioco la sfera geopolitica: la determinazione dell’egemonia diplomatica e culturale futura è messa fortemente in bilico dalla sfida del vaccino; l’approvvigionamento e la distribuzione del farmaco anche nei Paesi poveri sarà determinante non solo per la salute, ma anche per i futuri equilibri politici.

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