Sin dall’inizio della pandemia globale causata dal COVID-19, la soluzione per ritornare alla vita normale è stata individuata in un vaccino che permetta l’immunità dal virus. Pertanto diversi laboratori di prestigiosi atenei e aziende farmaceutiche da tutto il mondo hanno lanciato la corsa all’antidoto che sembra volgere ormai al termine: l’azienda americana Pfizer ha annunciato negli scorsi giorni di aver trovato un vaccino con un’efficacia di oltre il 90% e che sarebbe pronto per la distribuzione già da metà dicembre. Questo annuncio è stato seguito da altre dichiarazioni come quella di Moderna la quale ha informato che il suo prodotto sarà disponibile, nella fase iniziale, solo negli Stati Uniti. Altri vaccini di cui si è parlato molto sono quello cinese ma soprattutto quello russo, lo sputnik V. In risposta l’Europa ha deciso di muoversi per acquistare in blocco le dosi da varie aziende, ma non dalla Cina o dalla Russia proprio per evitare un’influenza da parte di queste nazioni geopoliticamente ostili. Ciononostante, proprio ieri Orban, presidente dell’Ungheria, ha dichiarato di voler comprare un lotto russo sostenendo che non sia una questione geopolitica ma semplicemente una questione di salute pubblica scontrandosi con la decisione dell’Europa di scartare l’opzione offerta dalla Russia sia per una questione politica sia perché ci sono ancora grandi dubbi sulla reale efficacia. Ovviamente non è solo un fatto che riguarda la salute pubblica: chiunque riuscirà a ottenere un’egemonia nel mercato di un bene così cruciale in questa fase si troverà in una posizione molto privilegiata. La sfida è appena iniziata.

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