L’uomo ha imposto, dalla prima era industriale in poi, una crescita vertiginosa alle emissioni di gas a effetto serra (già presenti in natura seppure in misura ridotta). L’utilizzo sempre maggiore di combustibili fossili come il carbone e il petrolio ha nel corso dei decenni incrementato le emissioni di CO2 e di altre sostanze climalteranti; trasporti, deforestazione, ricorso a metodi intensivi di coltivazione e allevamento, le emissioni di metano derivato dai bovini sono le cause principali del riscaldamento globale e conseguentemente dei cambiamenti climatici e della crescente frequenza con cui si verificano gli eventi meteorologici estremi. Inondazioni, alluvioni, dissesto idrogeologico, come pure ondate di calore e periodi di forte siccità, maggiore rischio incendi, scioglimento dei ghiacciai, sia di quelli polari che di quelli localizzati sulle montagne a depauperare le riserve idriche delle relative comunità locali; diminuzione della biodiversità mondiale, fenomeni di desertificazione, acidificazione degli oceani e innalzamento del livello dei mari. Tutte conseguenze dei cambiamenti climatici indotti dalle attività umane. Eppure il dibattito pubblico, focalizzato sulla pandemia, sembra trascurare quanto fino a qualche mese fa diversi movimenti locali e internazionali, nati allo scopo di stimolare i governi mondiali a intraprendere azioni rapide ed efficaci, erano riusciti a portare all’ordine del giorno, a proposito di difesa dell’ambiente. Quanto erano riusciti a fare i Fridays For Future, unendo la loro voce a quelle delle associazioni ambientaliste e di parte del panorama scientifico? I sodali di Greta Thunberg si sono efficacemente contrapposti a coloro che sostengono l’inesistenza dei cambiamenti climatici o ne minimizzano la portata effettiva, ma oggi sono altri i “negazionisti”. Questo appellativo viene ora attribuito a chi sminuisce gli effetti del contagio e rifiuta i provvedimenti governativi per contenerlo. Struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia in entrambi i casi, laddove invece l’imperativo comune è intervenire con consapevolezza e determinazione per superare una duplice crisi mondiale.

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