Dal 2020, con l’arrivo del coronavirus, sembra che, improvvisamente, tutte le altre grandi questioni globali siano sparite, non più importanti e urgenti. Anche in questo momento, tuttavia, a essere a rischio non è solo la nostra vita: si stima che un milione di piante e animali potrebbero scomparire per sempre.

La biodiversità è una ricchezza grandissima per il nostro pianeta; più forme di vita perdiamo, più scarsa diventerà la varietà di geni, microrganismi ed ecosistemi particolari. Alcuni di questi ci sono ancora sconosciuti e sconosciuto resta dunque anche il loro valore: si è calcolato che – oltre alle solite sei colture utilizzate (mais, canna da zucchero, soia, olio di palma, colza e grano) – circa altre 2.500 specie potrebbero fornire energia, alimenti o biocarburanti.

Le principali cause dell’estinzione biologica in corso sono l’espansione delle aree urbane e industriali (raddoppiate dal 1992) a danno delle foreste e dei piccoli paesaggi non produttivi, i numerosi cambiamenti nell’uso del suolo e nelle pratiche agricole, la pesca eccessiva e la plastica negli oceani. In breve, i veri responsabili della crisi ambientale siamo noi uomini.

Fortunatamente, l’Italia – come evidenzia l’ultimo annuario Ispra – è al momento uno dei Paesi europei che meglio preserva la ricchezza delle sue biodiversità: conserva 60 mila specie animali e 12 mila vegetali e fa registrare un livello elevatissimo di endemismo (presenza di specie esclusive del nostro territorio).

Anche il clima e l’ambiente non stanno passando un bel momento: anche se la clausura dei mesi scorsi ha contribuito a rallentare lievemente l’inquinamento dell’aria e delle acque, la situazione resta davvero preoccupante. Quest’anno, infatti, il Copernicus climate change service (C3S, l’associazione dell’UE che si preoccupa di fornirci dati affidabili riguardo al climate change) ha registrato diversi dati allarmanti: un record di estensione e profondità del buco dell’ozono al Polo Sud e il settembre più caldo di sempre (0.05°C in più rispetto al 2019 e 0.08°C rispetto al 2016), che ha portato di conseguenza una delle minori estensioni dei ghiacci dell’Artide della storia. Il rialzo delle temperature delle acque porta a una riduzione della percentuale di ossigeno in esse presente e, come effetto, una vita più difficile per i pesci ricchi di omega 3 che abitano gli alti mari. Ecco che surriscaldamento globale ed estinzione delle biodiversità si collegano in un unico grande pericolo.

Spetta a noi ora prendere coscienza del problema e affrontarlo una volta per tutte. Come ancora Greta Thunberg non si è stancata di ripetere, #facetheclimateemergency.

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