Creato poco più di una ventina di anni fa, Google è il motore di ricerca più potente e famoso sulla faccia della Terra e anche per questo motivo è stato accusato dal dipartimento di giustizia statunitense di essere un monopolio digitale nel fronte delle ricerche; nel corso degli anni l’azienda fondata da Larry Page ha acquistato e inglobato molte delle dirette rivali nell’ambito dell’informazione digitale, ma questo strapotere è derivato dalla rapidità di ricerca -nettamente superiore alle altre contendenti- di Google. Questo colosso è stato inoltre accusato di entrare nelle vite delle persone in quanto spesso ci troviamo delle pubblicità riguardanti degli articoli di cui abbiamo recentemente parlato con qualcun altro. Accuse però infondate in quanto questo tipo di pubblicità non si trova solamente su Google e tutto il processo che vi è dietro è completamente estraneo all’azienda.
Google quindi è ben altro: una delle più grandi aziende digitali che ogni giorno ci facilita la vita con un semplice click e non dobbiamo dimenticare inoltre che sfama oltre 150.000 famiglie; non è la classica multinazionale che sfrutta i dipendenti (spesso bambini) bensì è riconosciuta come una delle aziende che tratta meglio i propri lavoratori.
Dagli anni ’90 a oggi si è sicuramente evoluta: partendo dal semplice e debole motore di ricerca, ha sviluppato i suoi rami nell’archivio di foto e documenti come nelle mappe satellitari all’avanguardia e, più recentemente, è entrata in molte case attraverso Google Home ovvero uno smart speaker che permette di controllare tutti i dispositivi domotici presenti nell’abitazione tramite dei semplici comandi vocali.
Nonostante sia molto discussa, Google è quindi una delle migliori realtà di questo mondo e come tale, spesso per invidia, viene sottoposto alla critica comune.
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1 Comment
  1. rielefer 1 anno ago

    Spero che questo articolo sia ironico. Nel caso non lo sia, ecco cosa ne penso io.

    Un’analisi di una superficialità disarmante e quasi ironica in se stessa. L’autore, anziché suffragare con prove convincenti la sua tesi, si limita a riportare in una frase incompleta il suo personalissimo pensiero, che alla fine dell’articolo risulta del tutto privo di consistenza e non sopravvive alla realtà oggettiva, sgretolandosi con facilità a un primo, semplicissimo esame della letteratura scientifica esistente in merito.

    L’autore afferma con disinvoltura che “lo strapotere (di Google sul mercato, ndr) è derivato dalla rapidità di ricerca -nettamente superiore alle altre contendenti”, senza fornire al lettore, interessato ad ottenere informazioni precise e complete, alcuna fonte a tale proposito e semplificando fin troppo, colpevolmente e volontariamente, più di vent’anni di eventi storici che hanno caratterizzato l’ascesa della azienda e trascurando i numerosissimi fattori che hanno permesso a Google di prevalere sulle sue dirette concorrenti, come la scoperta, pioneristica, dell’utilizzo dei dati degli utenti come mezzo di guadagno, che gli hanno conferito un vantaggio importantissimo nella “corsa ai dati”.

    Inoltre , perseverando con grande entusiasmo nel suo atteggiamento superficiale, l’autore prende le difese dell’azienda Google, senza apportare prove fattuali di come ” questo tipo di pubblicità (basata sull’analisi dei dati, ndr) non si trova solamente su Google e tutto il processo che vi è dietro è completamente estraneo all’azienda.”: parole di chi probabilmente ignora del tutto la pratica di base che garantisce profitti incredibili a tutte le aziende del settore: la vendita dei dati degli utenti , che avviene necessariamente a terze parti, ovvero ai pubblicitari (il cosiddetto surplus comportamentale, che comprende quello che diciamo, quello che digitiamo, quello che cerchiamo, ecc.; non i dati personali come il nome e il cognome: quelli non fanno guadagnare nessuno, quindi perchè venderli?).

    L’atteggiamento del tutto soggettivo e la prospettiva unilaterale dell’autore sono chiari sin dal titolo e permea l’argomentare dall’inizio alla fine, culminando nella sentenza: “Google è quindi una delle migliori realtà di questo mondo (quali sono gli altri??) e come tale, spesso per invidia, viene sottoposto alla critica comune.”

    Il nostro autore dunque non si preoccupa di fornire un’informazione corretta e verificabile, ma preferisce di gran lunga far intendere al malcapitato lettore ignaro che le sue visioni personali riflettono la realtà in maniera perfetta.

    Un “giornalismo”, insomma, impreciso, generico e privo di riscontri concreti, che rientra perfettamente nei canoni della troppo spesso approssimativa informazione online, aggravato dai toni paternalistici di chi pensa di avere la realtà in tasca.

    Un articolo perfetto per dimostrare la validità del punto di vista opposto.

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