Ci capita di sentire, in maniera ormai quasi fastidiosa, come un mantra infinito e rintronante che “su Internet ci rubano i dati!”. Una risposta molto semplice sembra presentarsi spontanea: arrestiamo questi ladri, come facciamo per quelli nel mondo reale. Purtroppo il problema è che gli autori del furto sono gli stessi “gestori” di Internet. Infatti nessuno utilizza Internet puro, ma usa invece un server gestito da privati, quali Google, Facebook ed Apple, che schedano tutti i dati che produciamo navigando in rete: dove viviamo, i nostri interessi personali, le cose in cui crediamo. Non solo trattengono queste informazioni, ma hanno scelto di guadagnare vendendole: essi infatti vengono pagati dalle grandi aziende per mettere pubblicità sui loro siti in modo da avere quasi la certezza di indurre compere da parte di noi utenti. Infatti, grazie all’utilizzo di quelle informazioni che noi stessi abbiamo fornito utilizzando il servizio di quella azienda, gli algoritmi ci conoscono molto bene e consigliano dunque il prodotto della pubblicità solo a qualcuno che vi sarà interessato. Questo è un problema molto più vicino di quanto non possa sembrare: quei dati, rubati con il nostro consenso, possono essere usati per influenzarci, per schedarci, per controllarci; basti immaginare se quelle informazioni finissero nelle mani di un regime, quanto sarebbe facile colpire qualsiasi dissidente sul nascere, per il fatto che, exempli gratia, si sta avvicinando troppo a certi temi. Una soluzione sembra venirci subito in mente: rimuoviamo Internet dalle nostre vite, disinstalliamo le app, torniamo ai libri: tristemente, anche se noi in prima persona scegliessimo questo, non resisteremmo a lungo, perché il mondo si sta modernizzando sempre di più; la scuola infatti si digitalizza, e così i giornali, inoltre trovare certe cose sui libri è difficile, e la nostra stessa natura ci porta a cercare di essere come gli altri. L’unica soluzione per liberarci da questi nuovi Triakontoi (i trenta tiranni), che vogliono usarci come loro salvadanai, è dunque obbligarli a cambiare modello di business: fin quando non lo otterremo non ci sarà mai modo di salvare i nostri dati dall’essere usati contro noi stessi.

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