Impronta digitale”: un’espressione che richiama metodi di controllo e di schedatura oppure di rilevazione degli indizi sulla scena di un delitto. Insomma, un neologismo infelice che evoca immagini non proprio piacevoli. Forse non a caso, visto che il termine indica, nel lessico informatico-sociologico quella traccia pubblica e ineliminabile che ognuno lascerà, suo malgrado, della propria vita, dei propri segreti e della propria intimità. La “Generazione Z”, la nostra, nasce già immersa nel mondo digitale e cresce avvezza ai social media e alla tecnologia.

La modernità ha sicuramente aspetti sicuramente positivi e vantaggiosi, ma dalle comodità e dalla rapidità di comunicazione derivati dalla navigazione su internet derivano conseguenze alquanto inquietanti e pericolose. E’come vivere in una distopia e non rendersene conto, in un mondo come quello immaginato da Orwell in 1984, controllato da un Grande Fratello che registra, dirige e monitora ogni nostra azione attraverso i computer. I nostri genitori postano immagini di noi già da quando siamo in fasce, e, ancor prima, quando siamo feti nel ventre della mamma. E da adolescenti o da adulti spiattelliamo tutto di noi sui social con il rischio che le nostre informazioni siano vendute a grandi aziende: più che clienti di Internet, ne siamo il prodotto, che viene venduto ai potenti inserzionisti. I nostri dati non sono osservati da un singolo stalker, cosa che potremmo trascurare, ma catalogati per trarne profitti. E i nostri comportamenti vengono indotti e influenzati da algoritmi che ci manipolano a fine di lucro: la tecnologia, che doveva rendere più facile la nostra vita, offrirci veloce accesso alle informazioni, favorire la partecipazione democratica, o consentirci di esprimere la nostra creatività è diventata un mezzo di persuasione, rischiosa per la polarizzazione della società e per la negazione dell’individualità stessa. Prendere coscienza di tutto questo ci aiuterà a preservare la nostra libertà e la nostra indipendenza di giudizio: nostro compito sarà quello di cercare mezzi e leggi che tutelino al meglio la privacy di ciascuno e di limitare l’invadenza dell’”impronta digitale”.

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