La didattica a distanza è un’esperienza nuova per tutti, ciò che non si conosce spaventa l’uomo, lo rende più vulnerabile e insicuro in quanto agisce in un campo mai esplorato prima. L’uomo ha sempre temuto e teme tutt’ora l’ignoto, come cita Bacone «conoscere per cambiare», sapere è poter controllare, ma se non si hanno a disposizione i giusti strumenti, l’impotenza prevale sul poter agire. Ci sentiremmo soffocati, limitati, in quanto incapaci di riuscire a soppesare, valutare e giudicare in maniera critica la realtà circostante, tralasciando l’importanza della libertà che ognuno possiede. La storia insegna che non ci si guadagna mai a cedere all’impatto dell’isteria del momento, mettendo a rischio, per un vantaggio temporaneo, i valori permanenti. In linea con il pensiero hegeliano nella storia ci sono anche eventi negativi ma questi sono necessari, infatti l’uomo è chiamato a reagire nel modo più opportuno. Studiando Orazio mi ha colpito molto l’attenzione che sta, non solo nel suo messaggio, ma anche nella scelta lessicale, infatti, il verbo carpere, che significa “cogliere”, è connesso con una vastissima gamma di espressioni che, nella poesia classica così come in quella moderna, esprimono il tema della giovinezza attraverso la metafora del fiore che deve essere colto finché è in boccio, prima che sfiorisca. Credo che l’anelito dell’uomo sia quello di cercare una propria felicità e serenità, personalmente credo che il raggiungimento, anche parziale, di questi aspetti avverrà nel momento in cui troverò un mio posto nel mondo e una mia autosufficienza che, giorno per giorno, sto guadagnando sempre di più. “Cogli l’attimo” anche nel senso di non svalutare gli eventi più o meno belli che accadono in quanto ogni circostanza può contribuire al nostro percorso di maturazione, per apprezzare quello che abbiamo, anche ciò che ci pare più scontato perché banale non lo è, ogni cosa ha un senso se siamo noi per primi a coglierne il significato più profondo. Come in questo periodo di pandemia ognuno con le proprie capacità contribuisce attivamente giorno per giorno, si noti gli ultimi versi dell’Ode “carpe diem, quam minimum credula postero”, da qui l’invito a non dissipare il tempo protesi verso il futuro, così infatti l’invito a bere il vino in Orazio corrisponde all’esortazione a saper godere il presente. Presi dalla quotidianità piena di impegni spesso capita che non riusciamo a concentrarci sul presente e siamo proiettati verso il futuro, bisognerebbe invece cogliere l’attimo, in ogni giorno, seguendo l’eterno consiglio oraziano, in quanto ogni secondo è prezioso perché parte da noi e da quello che diventeremo. L’apertura al cambiamento non deve spaventarci del tutto, potrebbe essere un’occasione per riscoprirci, per perdere e poi recuperare il nostro equilibrio che si rivelerà poi più saldo e sicuro. Il modo di fare attività didattica è differente dal precedente ma sostengo che ciò non deve stravolgere il nostro essere e la nostra identità per far sì che ognuno riesca a trovare il proprio posto nel mondo. Mai dovremmo perdere la nostra umanità e il nostro entusiasmo, soltanto perché stiamo attraversando un periodo complesso, specialmente, per chi come me, si trova ad affrontare l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado. Questo anno scolastico sarà ricordato nella storia dell’istruzione a livello mondiale, siamo chiamati ad affrontare una sfida più grande di altre, ma credo che la cultura, come denominatore comune, ci aiuterà.

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