Viene definita “DAD”, la didattica a distanza che sta coinvolgendo tutti i docenti e gli studenti, dai più piccini agli universitari, e che ha richiesto un immediato adattamento innaturale a un ambiente digitale che ancora non ci apparteneva del tutto.

Smartphone, tablet e computer sono divenuti i mezzi che giustificano il fine di un’istruzione garantita e continuativa nonostante le ingenti difficoltà, strumenti che però non tutti possono permettersi; il digital device nel periodo di lockdown è divenuto sempre più evidente, colpevole una situazione economica precaria che non consente di affrontare spese non ritenute indispensabili. Così anche la scuola che sembrava finalmente alla portata di ciascuno sembra essere ora un bene per pochi, un elite che comprende chi aveva provveduto a restare al passo con i tempi.

Una delle soluzioni proposte è stata la disponibilità gratuita da parte di istituti scolastici di strumenti efficaci alla partecipazione attiva delle lezioni, o l’accesso illimitato a giga di internet. Ma a fronte di tutto ciò mi sorge spontanea la domanda: perché abbiamo aspettato tanto a rendere le tecnologie digitali a nostra disposizione accessibili a tutti in maniera più equa? Alle fasce meno abbienti, agli studenti in difficoltà, molti dei quali già confinati in casa ben prima dell’esplosione della pandemia?

È evidente come il Covid abbia fatto emergere mancanze e disparità che laceravano la nostra società già da tempo, che alimentate nel corso degli anni stanno manifestando ora gli effetti collaterali in modo prorompente.  Non pochi coinvolgono il sistema scolastico, che in vista dell’inizio di un altro anno deve superare gli ostacoli posti nel cammino verso il ritorno alla normalità. Che fine faranno le “classi pollaio”? Gli assembramenti di decine di studenti confinati insieme in mancanza di aule a disposizioni? Le file con cinque banchi che erano il sogno dei ragazzi in ultima fila e l’incubo dei professori? I viaggi in piedi in autobus in equilibrio su una gamba, pronti più che mai a resistere allo zaino del compagno davanti a noi colmo di libri che si abbatteva sullo stomaco? Le lunghe chiacchierate durante la ricreazione nei corridoi strapieni tra un distributore e l’altro?

Momenti di quotidianità di cui sentiamo la mancanza ma che ci ricordano la carenza di misure di sicurezza adeguate, sottovalutate e ignorate. Tutto ciò non ci ha permesso di impedire la diffusione di un virus tanto potente ma chissà, forse ci renderà in grado di acquisire uno stile di vita anche a scuola tale che la salute venga preservata e non riposta in un angolo.

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