È proprio vero che una condizione d’emergenza possa cambiare la concezione della società e delle cose che avevamo prima. Non avremmo mai pensato di fare una didattica a distanza, era una cosa scontata. Sapevamo che la scuola sarebbe stata la prima ad essere chiusa, ma mai avremmo pensato che sarebbe cambiata in questo modo.
Da un giorno all’altro il computer, utilizzato a scuola, ma non abbastanza, divenne l’unico accesso all’istruzione che avevamo. Per esperienza personale questo fu uno dei punti più difficili; poco prima che iniziasse la quarantena, quando già la didattica a distanza era iniziata, il computer, che fino a quel momento per dei progetti scolastici riusciva a funzionare, da un giorno all’altro non andò più bene in quanto non era abbastanza potente per poter sostenere ore di lezione online. Fortunatamente riuscii a riparare a questo problema poco prima che chiudessero tutte le attività.
Ma questo non è l’unico problema che questa condizione ha portato, la rete che noi ragazzi abbiamo da sempre amato, non è così scontata. Molti ragazzi sono limitati dal luogo in cui si trovano perché lì la linea non arriva, quindi molto spesso per loro le lezioni terminano a metà, mentre il professore sta spiegando una lezione o magari è soggetto di un’interrogazione.
Durante la quarantena, molte scuole hanno cercato di dare una mano alle famiglie mettendo a disposizione dei computer portatili completamente gratuiti. Questo ha aiutato molte persone, ma non è una soluzione a lungo termine. Si parla di una ripresa scaglionata, con ragazzi che un giorno vanno in classe e l’altro, invece, rimangono a casa intraprendendo una lezione da remoto.
Anche lo svolgimento delle verifiche o delle interrogazioni è complicato, ragazzi che non hanno la videocamera, microfoni che non funzionano o, come detto prima, connessioni che non arrivano.
Speriamo di tornare ad avere quella convivialità che si era instaurata all’interno della scuola e tra tutte le persone che la compongono.

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