Dall’inizio dell’emergenza Corona virus tutti gli studenti italiani sono costretti a studiare da casa, una fetta cospicua di questi non dispone però delle strumentazioni tecnologiche adeguate per accedere al servizio della pubblica istruzione. Il fenomeno ha indignato molti, tuttavia non dovremmo essere stupiti poiché quello a cui stiamo assistendo non è altro che la cartina tornasole di decennali politiche di tagli ai danni della scuola, il problema dell’accesso ai mezzi che permettono ai ragazzi italiani di studiare è solo l’ennesimo esempio di quanto venga considerato marginale il ruolo della scuola in Italia. Se le cose andranno per il meglio fra quattro o cinque mesi noi studenti potremmo ritornare nuovamente nelle nostre aule e il problema del gap della digitalizzazione svanirà pressoché del tutto, ma ce ne saranno altri, di cui non si parla mai, ben più gravi. La disparità di opportunità di accesso all’istruzione poiché non si hanno a disposizione i mezzi adeguati è il riflesso della situazione scolastica italiana, di centinaia e centinaia di scuole che non dispongono dei mezzi adeguati neanche in una situazione di normalità. La condizione in cui versano tantissime strutture scolastiche è allarmante, per usare un eufemismo, gli edifici ricostruiti dopo gli eventi sismici, a partire da quello dell’Aquila fino ad arrivare ai più recenti dell’entroterra marchigiano , sono pochissimi, di cui una gran parte sono ad opera di privati o di associazioni benefiche, le altre strutture colpite dai terremoti più recenti, mi riferisco a quelli del 2016 e 2017, sono ancora in una situazione di emergenza a distanza di quattro anni. Le difficoltà sono ancor più immani in relazione a tutte quelle scuole delle periferie o dei quartieri difficili, dove la cultura è uno strumento indispensabile di cui disporre per poter considerarsi liberi. L’accesso all’istruzione è un nostro diritto, elemosinare gli strumenti adeguati che decine di governi non hanno ancora dato a noi studenti, nonostante ci spettino, non dovrebbe né rattristirci né indignarci, ma bensì far vergognare la politica che ignora l’incessante grido dei corpi docenti. Noi studenti italiani siamo tutti cittadini della stessa nazione e come tali dovremmo tutti usufruire di pari opportunità, soprattutto in relazione a campi come quello culturale. Non tutti i ragazzi hanno la possibilità economica di andare in quelle belle scuole all’avanguardia, spesso private, perché è chiaro che lo stato non trovi assai conveniente questo genere d’investimento, il governo però deve garantirci comunque le loro stesse opportunità e non può continuare a fare affidamento solo sui corpi docenti, loro il loro lavoro lo svolgono egregiamente. La politica tutta deve iniziare ad interessarsi al fenomeno della scuola, non sta a me proporre una soluzione adeguata per eliminare o diminuire il gap, il mio dovere è quello di studiare.

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