Il coronavirus è arrivato d’improvviso ed ha stravolto le vite di tutti, d’un tratto il mondo si è fermato e i lavoratori si sono trovati costretti a adattarsi alla nuova situazione: dallo smart working delle aziende, all’iniziativa del cibo da asporto di bar e ristoranti, tutti, nei limiti del possibile, hanno cercato un sistema per sopravvivere nonostante la situazione critica. Allo stesso modo si è dovuta organizzare anche la scuola: ricevere un buon livello d’istruzione è un diritto primario di ogni individuo e, per questo, gli istituti di tutt’Italia si sono impegnati a restare accanto ai propri studenti continuando ad accompagnarli con ogni mezzo a disposizione nel loro percorso di apprendimento.
I molti cambiamenti imposti dal virus hanno avuto un forte impatto sulla quotidianità di chiunque, hanno reso tutti più fragili, ansiosi e apprensivi. In questa atmosfera di timore e insicurezza, la scuola è stata per molti un’ancora di salvataggio. Lo scopo della didattica a distanza non è infatti solo l’apprendimento, ma, forse ancora più importante, è il mantenimento delle relazioni umane con compagni e insegnanti e il tentativo di ricreare, almeno per qualche ora al giorno, un clima il più possibile di normalità in un momento così paradossale.
Già dalle prime settimane di quarantena, gli insegnanti si sono attivati assegnando agli studenti compiti da svolgere con il supporto di materiale, ma, fin da subito, è stato chiaro che questa non poteva essere l’unica strategia, era necessario trovare un modo più coinvolgente per non ridurre la scuola ad un meccanico scambio di consegne, quando piuttosto serve a dare regole, scadenze e obblighi da rispettare: sono queste le cose che permettono ai giovani di non farsi abbattere, ma di continuare ad investire nel migliore dei modi il proprio tempo, poiché anche se il mondo sembra essersi fermato la vita va avanti e ogni istante è importante.
Nel tentativo di ricostruire un ambiente didattico e ricreare quindi l’interazione che rende viva una lezione, si è ricorsi all’uso delle videolezioni. Grazie a questo strumento, è possibile avere un riscontro e una partecipazione attiva da parte degli alunni, mantenendo un clima ordinato attraverso i comandi specifici della piattaforma. 
Tuttavia, è importante non sottovalutare il fatto che non tutti gli studenti hanno la possibilità di seguire in modo ottimale le lezioni a causa di collegamenti internet più o meno stabili. Infatti, non tutti hanno a disposizione computer o connessioni performanti, soprattutto in una situazione come questa, dove in casa potrebbero esserci nello stesso momento anche fratelli collegati ad altre lezioni e genitori in smart working. Proprio per tali ragioni, in molti istituti, ci si è attrezzati, attraverso la concessione di tablet o computer, per poter garantire alle famiglie più in difficoltà i mezzi necessari per permettere ai ragazzi di godere del loro diritto di istruzione. Questo periodo di assenza fisica dalla scuola può quindi essere un’occasione per organizzare meglio l’impianto digitale e di rete in tutto il territorio. Situazioni di emergenza come queste, se affrontate con serenità, possono diventare occasioni di riflessione e di crescita personale: è dunque il momento per pensare, costruire e condividere nuovi metodi di didattica curricolare, per non trovarsi impreparati nel momento del tanto atteso ritorno nelle aule.

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