Nel nostro paese non ci sono molti fenomeni di disuguaglianza, ma in questo periodo ne abbiamo sperimentata una: quella tecnologica.
Per via del coronavirus le scuole sono state chiuse e per questo ci si è adattati utilizzando metodi tecnologici: Google meet, zoom…    Non tutti, però, dispongono di una buona connessione oppure degli strumenti necessari per effettuare le lezioni online; se uno studente non ha un computer/tablet, non può passare 4/5 ore di fila al giorno davanti al piccolo schermo di un telefono, anche per la tutela della propria salute.
La questione della connessione è facilmente risolvibile dallo Stato: l’unico intervento necessario sarebbe quello di passare i cavi di rete non solo nelle città più abitate, ma anche nelle frazioni o nei borghi, in modo tale che tutti possano almeno avere una connessione Wi-Fi a disposizione, perché adesso molti sono costretti a usare l’hotspot da telefono.
Per il secondo problema non c’è molto da fare: essendo adesso in una situazione temporanea, se a una persona non serviva un PC prima non le servirà neanche dopo questo periodo, quindi a meno che non sia strettamente necessario si potrebbe anche evitare di intervenire.
Il gap come in molti altri aspetti della vita c’è e ci sarà per molto tempo, per lo meno fino a quando non si arriverà tutti a un livello di indipendenza tecnologica abbastanza alto da non doversi ancora migliorare, in modo che tutti coincidano allo stesso livello.
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