In una delle tante conferenze stampa il premier Conte ha dichiarato: “Quando dico che ci basiamo su informazioni tecnico scientifiche non dico che facciamo alla lettera quello che ci dicono i tecnici. Noi abbiamo una responsabilità politica. Valutiamo a tutto tondo gli aspetti in gioco. Noi seguiamo la massima trasparenza. Ma io e i miei ministri ci assumiamo tutta la responsabilità”.
La questione di fondo che il presidente del Consiglio ha posto è quella del rapporto tra “scienza” e “politica”.
Quello che può fare la scienza è di valutare, in base alle conoscenze finora acquisite, le procedure adeguate per minimizzare il rischio di ripartenza dell’epidemia e i suoi effetti in caso questo avvenga, in attesa di sviluppare un vaccino o cure adeguate e sperando che alla fine l’epidemia si attenui o risolva da sola.
La valutazione dei rischi comporta un bilancio tra rischi e benefici, non una certezza di assenza di eventi negativi e come ha efficacemente sintetizzato l’epidemiologo Rezza, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto superiore di Sanità: “Per noi il rischio accettabile è 0, per gli economisti 10. La politica faccia sintesi”.
È il momento delle scelte e delle responsabilità e mentre la scienza procede con la sua modalità, ai decisori spetta ora la difficile scelta di chi e cosa sacrificare per il bene comune sapendo che non andrà bene per tutti.
Nulla sarà come prima e per ricostruire un futuro, dati gli strumenti della scienza, alla politica spetta la visione di tale futuro e le scelte strategiche ed anche l’assunzione di responsabilità, passaggio difficilissimo in un periodo dove le scelte politiche sono basate più su tatticismi che su strategie e l’obiettivo è solo il consenso.

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