“Come possiamo assicurarci che in ogni campo del sapere scientifico stiamo finanziando l’idea che non è subordinata alla politica, che non si è deviati da un’agenda (estranea), come essere sicuro che stiamo andando dove ci portano le prove? Perché questa è la ragione per cui investiamo nella scienza. Continuerò a lavorare per accettarci che la nostra ricerca scientifica non cada vittima di manovre politiche o di agende che in qualche modo confliggono con l’integrità del procedere scientifico. Questo è quello che manterrà i nostri standard di eccellenza scientifica negli anni avvenire” fu questo il discorso pronunciato da Barack Obama in merito al rapporto scienza-politica, un argomento di stringente attualità. 
Ma quali sono le condizioni per permettere alla scienza di agire? Secondo Elena Cattaneo, eletta senatrice a vita al presidente Matterella, biologa e scienziata, sono due, minime, sufficienti, ma non negoziabili: la libertà, libertà di conoscenza, libertà totale delle idee che permettano di sviluppare idee, opinioni e teorie, di crescere e formarsi, di andare in una direzione per cui ci sono i presupposti razionali.
Seconda è la responsabilità pubblica, per cui gli scienziati, per rispetto dei cittadini che si affidano a loro, hanno il compito di approfondire e sviluppare la ricerca, mostrando i risultati in maniera onesta e trasparente, sia nel bene che nel male. Uno scienziato infatti rende noto l’ignoto, varca il confine di una realtà sconosciuta che non sempre mostra di essere a favore dell’uomo, soddisfacente o propositiva.
Due pilastri fondamentali per sviluppare un metodo efficiente, che promuova lo studio e la ricerca, che serva a “misurare ciò che è misurabile e rendere misurabile ciò che non lo è” (Galileo Galilei), per trovare un risultato da consegnare nelle mani del popolo.
Scienza e società si influenzano a vicenda, e l’una non può sostituirsi all’altra, costituiscono un binomio inscindibile che porta alla collaborazione tra la deliberazione politica e la ricerca scientifica: obiettivo comune è la costruzione di un dibattito informato e basato sulla conoscenza. Se c’è scienza c’è democrazia. C’è la consapevolezza della realtà dei fatti in maniera più oggettiva e critica, c’è informazione e quindi possibilità di agire di conseguenza, con responsabilità e competenza. Allo stesso tempo la scienza stessa deve approfondire sia le esigenze sia politiche sia tecniche, nel senso di conoscere i tempi, le modalità, le restrizioni del parlamento per proporre soluzioni che rispecchino le necessità dei destinatari. Non può imporsi, ma cercare un equilibrio, creare una sinergia realmente efficace.

Quello che deve guidare l’indirizzo politico sono i principi costituzionali e anche nella Costituzione si tratta comunque di contemperare i vari interessi in gioco.. ovvero i diritti fondamentali della persona che alle volte vanno in conflitto tra loro (economici, libertà salute).. quindi il decisore deve avere una visione di insieme e cercare di leggere alla luce dei dati scientifici le varie sensibilità e poi decidere.. ecco quindi ok i dati, il comitato tecnico scientifico, la scienza, la costituzione, poi però ci deve essere il decisore politico. (Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio)

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