Si è fatto un gran parlare in questi giorni del rapporto fra la scienza e la politica a causa di quanto sta accadendo riguardo la pandemia che ci ha improvvisamente investiti costringendoci ad affrontare un’emergenza di caratteristiche e proporzioni decisamente inedite. Questo perché ovviamente, qualunque decisione vogliano prendere i politici devono per forza di cose prenderla sulla base della conoscenza del problema, che essendo di natura prettamente scientifica, possono conseguire soltanto interpellando la comunità scientifica, o almeno una sua rappresentanza autorevole. Questa sorta di dipendenza decisionale ha suscitato perplessità sulle quali vale la pena fare qualche riflessione. Il problema che ci si pone ovviamente è se sia legittimo delegare decisioni amministrative a scienziati che non hanno ricevuto il mandato per assumere tale compito. Il cittadino infatti elegge suoi rappresentanti di fiducia perché siano essi a prendere decisioni al suo posto. Dunque ci si domanda se sia giusto e soprattutto lecito che questi demandi queste decisioni ad organi terzi, sottostando integralmente ai loro pareri tecnici. La risposta a tale quesito secondo me è tutto sommato abbastanza semplice da risultare forse persino banale. Primo, anche quella di decidere di delegare la propria decisione è una scelta autonoma dei legittimi deputati, pertanto forse non dovrebbe in linea teorica destare troppo imbarazzo. In secondo luogo poi, sarebbe veramente un atteggiamento irresponsabile pretendere che i politici si pronuncino su dei provvedimenti riguardanti una materia che esuli dalle loro competenze. Del resto sono molte le materie in cui la politica si avvale del parere di esperti tecnici del settore verso il quale di volta in volta dirigono il loro intervento legislativo, siano essi pedagoghi o psicologhi per la legislazione in materia scolastica, o economisti per le questioni finanziarie e via dicendo. È altrettanto evidente però che la firma sui relativi provvedimenti legislativi appartenga poi necessariamente ai politici che tali leggi promulgano, pertanto non esiste istituto che possa sgravare le loro precise responsabilità qualora il provvedimento dovesse risultare inappropriato anche sotto il profilo tecnico oltre che quello politico. È bene infatti ricordare che i due piani restano comunque separati. Infatti, non è detto che un provvedimento ritenuto necessario da una commissione tecnica, ad esempio scientifica nel caso dell’emergenza che stiamo vivendo, sia poi attuabile sul piano politico per una lunga serie di ragioni che possono essere meramente economiche, per cui potrebbero non esistere risorse sufficienti o meramente legislative in quanto alcuni provvedimenti potrebbero contrastare con altre leggi fondamentali del nostro impianto giuridico costituzionale. Ecco perché in ultima analisi il ruolo del politico resta insostituibile nell’amministrazione di uno stato anche in condizioni di emergenza. È per forza di cose il politico, e solo il politico, per le ragioni sopra esposte che può e necessariamente deve assumersi la responsabilità del suo ruolo, certamente gravoso e non a caso tanto giustamente riconosciuto in termine di onori e compensi, dopo aver ascoltato chiunque egli ritenga essere in grado di fornire un utile apporto alla comprensione e alla risoluzione del problema. È bene sottolineare che in nessun caso il politico potrà chiamare a scusante l’eventuale inesattezza delle consulenze di cui si è avvalso, perché anche quelle ricadono sotto la sua precisa responsabilità.

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