L’Italia e l’intero mondo è stato sottoposto a questa grandissima prova che è il coronavirus. E da ormai due mesi tutto il paese è stato messo in quarantena mettendo in pausa la normalità di ognuno di noi. Tuttavia ci deve essere un senso a tutta questa brutta situazione che siamo costretti a vivere. Stare a casa per così tanto tempo ci ha fatto sentire la mancanza delle cose davvero importanti ma che spesso tutti sottovalutano. L’importanza di un abbraccio, del dialogo, di una serata fra amici, di una stretta di mano o di una passeggiata in centro. E tutto il sentimento di unione, di vicinanza e collaborazione che sono nati in questo periodo dovranno durare per molto altro tempo. È difficile per tutti non poter tornare alla normalità, e quel contatto fisico che abbiamo sempre sottovalutato ora ci manca. Non andare a scuola, all’università, non poter andare al mare, le sere senza serie A, senza i venerdì sera ai bar con gli amici. Tutto questo è difficile, tremendamente difficile. Ma riflettiamo per un momento, su quanto sia difficile per medici, infermieri che stanno combattendo una guerra contro un nemico invisibile. Soffermiamoci a pensare a migliaia di persone private del loro lavoro, alcune in cassa integrazione altre che difficilmente riescono a portare un piatto in tavola. Forse è stato necessario un virus mortale per permetterci di realizzare che stavamo regredendo invece di evolverci; forse il covid-19 è uscito da quel laboratorio di proposito, per entrare nelle nostre case al fine di farci rendere conto di come stiamo trattando il mondo, della poca importanza che diamo alle cose futili a discapito di quelle importanti; del poco tempo che dedichiamo alla famiglia, ai nonni o ai nostri figli. Avevamo forse davvero bisogno di vedere il numero dei morti salire ogni giorno sempre di più per capire che l’unica cosa importante a cui dobbiamo dedicare tutte le nostre energie è semplicemente la vita.

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