“Un virus altamente contagioso ucciderà milioni di persone”: così preannunciò Bill Gates nel 2015, in buona compagnia di tanti scienziati d’accordo con lui sul fatto che probabilmente nei prossimi anni non moriremo per guerre ma per pandemie globali legate anche al cambiamento climatico. Investire nel settore della salute pubblica, dunque, diventa una priorità: i governi lo faranno per gli ospedali e le opere pubbliche, ma anche noi dovremo iniziare ad attrezzare le nostre abitazioni per prepararle a una nuova possibile quarantena.
Per cominciare, bisognerebbe capire se la propria casa è abbastanza grande per le persone che ci vivono: normalmente, quando si lavora, è raro trovarsi tutti insieme a casa nello stesso momento per tanto tempo, ma in quarantena bisogna pensare agli spazi di cui ognuno ha bisogno per non “impazzire”.
Successivamente, bisognerebbe pensare a destinare una stanza della casa a una piccola infermeria, in modo che se un futuro malato di coronavirus non necessitasse di respiratori ma solo di cure mediche, un’equipe specializzata di infermieri potrebbe raggiungerlo a casa e curarlo da lì, riservando quindi i posti in ospedale solo ai malati gravi. Sicuramente non mancheranno mascherine e guanti da tenere sempre in casa e prodotti per la sanificazione degli ambienti, in particolare quelli in cui si trovano a contatto il maggior numero di abitanti.
Il nostro stile di vita sicuramente cambierà già a partire dalla fine di questa quarantena: dovremo pulire più scrupolosamente la casa e stare più attenti in generale, ma questo non vuol dire che non si potrà tornare, ad esempio, a frequentare bar, discoteche e pub.
Ci abitueremo a rispettare le regole indicate da chi ci governa, confidando si tratti di misure né troppo leggere né troppo drastiche per convivere con le pandemie cui già cinque anni fa pensava Bill Gates.

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