Prima il mondo era sempre di corsa, tanto da non lasciarci spazio per pensare. Ora il tempo per farlo sembra quasi troppo.
Nel periodo di isolamento necessario per limitare il contagio da Coronavirus, le prospettive di tutti sono cambiate: a molti questo periodo di isolamento sarà sembrato quasi una tortura, se rinchiusi in spazi stretti con tre o quattro conviventi forzati; altrettanti magari avranno sofferto se costretti da una solitudine obbligata a trascorrere Pasqua da soli senza distinguere nella sequenza di giorni sempre più monotoni. In questa condizione di limbo, però, non sono mancati gli spazi per fermarsi, in compagnia di bambini urlanti o meno, e riflettere. In molti si sono decisi a cambiare la loro vita, per un motivo o per l’altro,  cambiare lavoro o facoltà universitaria, trasferirsi in campagna perché ci si è resi conto che la vita in città è troppo caotica o, viceversa, che quella in campagna non è conforme alle esigenze familiari o, non meno importante, che la casa in cui si vive non è più adatta a questo stile di vita e che, se prima veniva usata solo come dormitorio quindi quelle stanze andavano bene, ora ci si sente claustrofobici in spazi tanto angusti.
Non tutti in questa quarantena stanno prendendo decisioni così importanti, che ritengono magari troppo avventate, dato il periodo di sconvolgimento emotivo, ma forse andrebbe tenuto presente che, se queste idee sono comparse, probabilmente si era già propensi a formularle, ma non si aveva il tempo di fermarsi e riflettere.
Quando si attuano dei cambiamenti si ha sempre un po’ di paura: qualcosa potrebbe andare storto o, peggio, ci si potrebbe trovare  a rimpiangere la situazione preesistente, maledicendosi per la scelta avventata. Ora prendere decisioni è ancora più difficile, perché quando torneremo ad uscire non sappiamo cosa troveremo, probabilmente una devastazione; tuttavia, se avviare cambiamenti sulla base di ipotesi è rischioso, sarebbe sciocco non far tesoro di un’esperienza tanto eccezionale come la pandemia in corso.
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