Sembra tutto come sospeso nel tempo, la vita nelle piazze e nei negozi delle città è intrappolata come fosse immortalata nell’istante di una fotografia. Tutti noi ci ritroviamo a vivere una situazione che mai fino ad ora avremmo prospettato, nemmeno nel peggiore degli immaginari possibili. Ognuno di noi in questi giorni è stato costretto ad uscire dalla propria visione egocentrica del mondo per abbracciarne una che potesse essere il più possibile idonea per il bene comune, infatti, non rispettando le norme imposte dal ministero non mettiamo solo in pericolo la nostra vita, ma anche e soprattutto quella delle persone più fragili. Siamo perciò chiamati ad un atteggiamento di unità nazionale, che prescinde dalle divergenze politiche, ideologiche, religiose e di qualsiasi altro tipo, perché diverse visioni sul tema in questione sarebbero soltanto che distruttive. E’ anche giusto però riflettere nel mentre su come potrebbero evolversi gli scenari dopo quest’ emergenza, infatti, sicuramente molti saranno i settori che adotteranno le nuove tecnologie per il cosiddetto Smart working, in campo politico le intese sovraniste avranno una crescita di consensi in virtù dell’ emergenza sanitaria e di mancate misure condivise dagli stati europei più influenti, parlando in termini economici. Spero invece che le istituzioni politiche non facciano presto a dimenticarsi di quanto il sistema sanitario italiano abbia bisogno di un numero maggiore di lavoratori, configurabili in medici, infermieri, e operatori sanitari. Poiché è giusto precisare che già prima dell’emergenza il territorio italiano non era, numericamente parlando, in grado di affrontare il grandissimo lavoro che si fa negli ospedali tutti i giorni. Perché l’Italia non può e soprattutto non deve più tagliare nella sanità e si deve impegnare a trovare giuste misure affinché tutti gli ospedali sia quelli del Nord che quelli del Sud abbiano le stesse attrezzature in grado di garantire a tutti la stessa qualità di un sistema sanitario, che oggi purtroppo non è uguale in tutta Italia. Mi auguro inoltre che le grandi potenze economiche possano capire che la globalizzazione non va incentivata solo quando si hanno grossi frutti in termini economici, ma anche quando le borse subiscono grandi contraccolpi, perché troppo spesso vediamo la parte di mondo in cui non viviamo come una grossa periferia.  

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