Il Coronavirus è un’emergenza globale che riguarda ognuno di noi: solamente compiendo il nostro dovere di cittadini e seguendo le normative divulgate dal Ministero della Salute, riusciremo a contenere e diminuire sempre più i contagi e le morti. Il “fantasma” che si sta aggirando indisturbato in Italia e in quasi tutto il mondo, sta comportando serie problematiche: si conta un notevole numero di decessi (il bollettino ufficiale del 9 marzo conferma 463 morti in Italia; più di tremila e ottocento nel mondo) ed altrettanti contagiati; preoccupante è la situazione nel nord Italia, mentre in Europa la Francia rimane il Paese più colpito dopo l’Italia e poco prima della Germania Allarmante è la situazione negli ospedali per quanto riguarda, soprattutto, i reparti di terapia intensiva. Per quanto, oggi più che mai, sia difficile fare prospettive future in quanto fondamentale è salvaguardare il presente, indubbiamente il COVID-19 non ci lascerà senza alcun danno sociale ed economico: al blocco delle attività produttive alla chiusura dei locali di aggregazione, le perdite per il nostro sistema economico saranno enormi. Danneggiato sarà sicuramente il Pil italiano che, secondo i dati Istat, solamente il 40% è prodotto da Emilia Romagna, Veneto e Lombardia (quest’ultima ne rappresenta il 22%); regioni maggiormente colpite dal virus. La chiusura di cinema, palestre e di tutti quei luoghi che possono agevolare il contagio ed implicano l’ammasso di persone, ha arrestato ed arresterà ulteriormente l’economia: il solo settore dei locali serali come bar e pub, secondo gli ultimi dati FIPE, parlano di un volume d’affari pari a 18 miliardi di euro: il 17% sono in Lombardia, l’8,4% in Veneto, il 7,2% in Piemonte e altrettanti in Emilia Romagna. Per quanto riguarda le attività di intrattenimento come spettacoli teatrali e di lirica nelle regioni del Nord Ovest, si stima che ogni giorno di chiusura possa comportare perdite pari a 2,3 milioni di euro, per un totale di circa 18,4 milioni; partite di calcio giocate in casa da importanti squadre, circa 3 milioni. Da non trascurare è il turismo, soprattutto per le regioni del nord Italia che hanno attirato fin da sempre un grande numero di turisti. Gli alberghi hanno ricevuto un massiccio numero di disdette: in Veneto le prenotazioni cancellate hanno toccati picchi del 90%, mentre in Friuli e in particolare a Trieste, dell’80%; a Roma si aggirerebbero intorno al 40%. Torino e la provincia hanno visto andare in fumo circa 25-30.000 presenze turistiche in pochissimi giorni. Anche l’agroalimentare ha subito un arresto: in alcuni Paesi vengono chieste senza ragione certificazioni sanitarie su frutta e verdura provenienti dall’Italia; sul mercato interno sono a rischio paralisi per il lavoro 500 aziende agricole negli 11 comuni della zona rossa fra Lombardia e Veneto. Inoltre, la Romania ha preso la decisione di mettere in quarantena tutti i cittadini provenienti dalle regioni Lombardia e Veneto. Tale provvedimento rischia quindi di privare l’agricoltura italiana dei centomila lavoratori che ogni anno dalla Romani raggiungono l’Italia per le attività stagionali nelle campagne. Da non tralasciare sono le conseguenze sociali: si giungerà, anche questa volta, all’individuare un solo Paese o un solo popolo come capro espiatorio?

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