Mentre il mondo è alle prese con il coronavirus, l’impatto economico sta aumentando – con l’avvertenza dell’OCSE, il virus rappresenta il più grande pericolo per l’economia globale dalla crisi finanziaria del 2008. Le aziende hanno a che fare con la perdita di entrate e l’interruzione delle catene di approvvigionamento a causa delle chiusure di fabbrica in Cina. La stessa Cina che ha imposto restrizioni di viaggio a milioni di persone. Questo insieme alle misure di quarantena su tutta la sua popolazione imposte dall’Italia e alla mancata presa di posizione da parte di tutti gli altri stati europei e non vede tutto il mondo scivolare in un baratro molto simile a quello del 2008. Cosa possiamo fare? Innanzitutto, dobbiamo combattere la diffusione. Ciò richiederà una combinazione di azione del governo e individui che modificano la loro interazione sociale per fermare la diffusione. Dobbiamo prestare attenzione al parere di esperti – ad esempio epidemiologi e organizzazioni come l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e stare attenti a non cadere nella disinformazione diffusa sui social media. In secondo luogo, i governi dovranno attuare veri e propri piani di aiuto economico, soprattutto per i proprietari di piccole imprese. Molte di queste aziende operano con margini ridotti e la durata dell’interruzione – e possibilmente un’interruzione permanente – delle loro attività ha il potenziale per aggravare ulteriormente le disparità economiche. Sono tempi difficili, ma sono tempi come questi che richiedono davvero a tutti noi di agire insieme per migliorare lo stato del mondo. Cosa succederà però quando tutto questo finirà? Io credo che tutto tornerà come prima, forse con qualche accorgimento in più per alcuni anni ma niente cambierà totalmente. Già dal 1300, con la peste bubbonica, le malattie si diffondevano per tutto il mondo conosciuto, ma questo non ha mai fermato la globalizzazione, nè lo fermerà adesso: invece che prevenire, cureremo.

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