Ho già scritto un articolo sul nuovo coronavirus in circolazione dal dicembre scorso, e lì era emerso il fatto che i media stessero diffondendo notizie false o terrorizzanti, che hanno diviso l’Italia in due: chi ignorava il fatto, e chi aveva molta paura.

Non volendo troppo generalizzare aggiungo ovviamente una piccola categoria di persone che se ne preoccupavano, ma con moderazione, ma dal mio punto di vista l’isteria di alcuni era tanta da ridicolizzare e minimizzare il problema da parte degli altri.

Oggi è il 13/03/20, e da quell’articolo le cose sono cambiate impetuosamente. L’Italia è ferma, i lavoratori sono pochi, scuole e servizi di non primaria necessità sono bloccati, tutti sanno a memoria le 10 buone norme igieniche stipulate dal ministero della salute, ogni famiglia ha una mascherina in casa, e ci esce a far la spesa, anche se sa che non sarà poi utile a molto. Poi ci sono anche quei, pochi fortunatamente, che continuano a prendere il tutto sottogamba, e ciò non farà altro che allungare i tempi di ripresa.

Io sono giovane, non ho un enorme bagaglio di esperienze, ma questa volta so di star vivendo un evento mai vissuto prima da altri. Il CoVid-19 è stato dichiarato pandemia e nella storia dell’umanità non c’erano mai stati i mezzi per affrontarla in questa maniera. Questo, anche se faciliterà l’arginamento del virus, ha delle conseguenze prevedibili ma comunque non certe, appunto perché mai prima è accaduto un fatto simile.

Ciò che probabilmente emergerà sarà la scarsa funzionalità dei servizi sanitari americani, che è risaputo siano praticamente un bene di lusso più che un diritto, dati i costi. I Paesi europei che inizialmente sbeffeggiavano l’Italia, si stanno ricredendo e si ricrederanno. Quindi forse l’unico lato positivo a livello mondiale sarà che per una volta l’Italia non verrà considerata come l’ultima ruota del carro.

Ma a livello economico prenderemo tutti, noi per primi, una bella batosta. Non me ne intendo di statistiche e previsioni simili ma di certo sarà dura rimettersi in careggiata, soprattutto perché non sapremo quando e come accadrà la nostra ripresa.

Ciò con cui però voglio concludere, è un messaggio positivo e di speranza. Questa quarantena, per noi fortunati in salute, ci sta civilizzando. Pian piano ci stiamo rendendo conto del fatto che se non usciamo non è per noi, giovani che facilmente supereremmo sani e salvi un eventuale contagio, ma anzi per coloro che, essendo di età avanzata, perderebbero il posto nelle terapie d’emergenza poiché la precedenza è nostra e non loro. Ci stiamo abituando ad una vita meno frenetica, in cui non bisogna correre a destra e a manca a svolgere attività, ma anzi impareremo ad apprezzare la bellezza del non far niente, e quella di occupare il tempo con ciò che ci piace, non con ciò che dobbiamo o dovremmo fare.

Staremo più con noi stessi, ci sentiremo soli all’inizio, ma poi impareremo ad apprezzarci e a conoscere di noi cose che in mezzo agli altri non notiamo.

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