“Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie”. Così l’Organizzazione Mondiale della Salute ha definito il termine pandemia con il quale è stato ufficialmente denominato il COVID. Con un totale di 114 paesi colpiti su un totale di 193 il COVID non è più un’epidemia limitata a una circoscritta area geografica ma che si è ormai diffusa in tutto il pianeta, provocando oltre 118 000 contagi e 4200 vittime. Comparso per la prima volta a dicembre, nella città di Wuhan, in Cina il virus porta l’11 gennaio alla prima vittima nel Paese e il 13 il primo decesso fuori dai confini, in Thailandia. Giorno per giorno, i contagi sono via via aumentati a dismisura arrivando a portare un’emergenza internazionale. Dopo la quarantena e le misure di precauzione adottate, in Cina la situazione sembra via via migliorare: ora la situazione è invece allarmante in Italia che, in totale zona rossa, è dal nuovo decreto dell’11 sotto strette norme. Il nuovo decreto prevede infatti la chiusura di ulteriori attività e servizi non essenziali tra cui pub bar e ristoranti a eccezioni di idraulici meccanici benzinai tabaccai ed edicole. Sebbene attualmente le notizie dei malati restino allarmanti, se adottate le giuste misure, la condizione potrebbe via via migliorare fino ad arrivare ad un blocco della diffusione virologica. Fondamentale resta allora, soprattutto per i giovani, rispettare le giuste misure nella speranza che il tutto finisca al più presto in un mondo che certamente dovrà, per alcuni aspetti, ricominciare da capo. In particolare, dopo il crollo economico l’Italia dovrà senza dubbio fare fronte alla perdita subita, in special modo per i lavoratori costretti a chiudere le proprie attività mentre a livello quotidiano, tutto tornerà piano piano alla normalità nella speranza che questa pandemia sia da lezione, per l’intera umanità, a non sottovalutare nulla e soprattutto a sovrapporre l’interesse in conflitto economico alle vite umane.

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