Tutto il mondo, ma ancor di più l’Italia, si è ritrovato nell’arco di pochissimo tempo sommerso da un’emergenza dovuta a cause di forza maggiore, un’emergenza la cui gestione e il cui impatto hanno allarmato l’intero globo. Parlo ovviamente del Covid-19, non è un argomento nuovo, ma quello che prima era più che altro un fatto di cronaca, circoscritto ad una piccola parte della cina, ora è diventato Pandemia, e la sua diffusione su larga scala estremamente veloce ha aggredito l’Italia. Dall’annuncio del primo caso nel nostro paese, e successivamente del focolaio di Lodi, sono accadute molte cose, ma senza ombra di dubbio il pericolo è stato ampiamente sottovalutato e oggi ne stiamo pagando le conseguenze. La diffusione incontrollata del virus (che tra le altre cose si trasmette solo attraverso contatti umani) non è stato un evento inevitabile, non possiamo giustificarlo semplicemente come un virus aggressivo, perchè la causa della situazione odierna è prima di tutto la mentalità arretrata e l’irresponsabilità di alcune persone.

Stando ad alcune notizie recenti il paziente 0 in Europa sarebbe un 33enne tedesco, che, dopo essere stato a contatto con una collega proveniente da Shangai, ha iniziato ad accusare una serie di sintomi che hanno portato alla conferma della sua positività al virus. Ciononostante, non appena l’uomo ha iniziato a superare i sintomi iniziali, con grande irresponsabilità e indifferenza ha deciso di riprendere il lavoro e ha preso parte ad una conferenza con sede a Codogno; detto questo, le conseguenze risultano pressochè chiare.

Dunque, la diffusione del virus in Italia, da un paio di focolai a zona arancione in tutta Italia, è dovuta in gran parte all’irresponsabilità di chi non solo ha ignorato gli avvisi, ma ha proseguito la propria vita come se niente fosse, o ancora peggio ha pensato che rientrare nel proprio paese d’origine fosse la cosa migliore, condannando le zone che erano ancora estranee al virus. La giustificazione di tale allarmismo e delle iniziative che ne sono derivate e facila da intuire, l’Italia, e ancor di più il Sud, non è fisicamente in grado di gestire un elevato numero di pazienti, i posti in terapia intensiva sono limitati, e una diffusione troppo rapida potrebbe risultare fatale.

Dunque sorge spontaneo chiedersi, quando tutto ciò sarà finito, come ne uscirà il mondo intero, proseguirà tutto come se nulla fosse successo o ci saranno delle conseguenze percettibili?

Personalmente penso che la prima opzione sia piuttosto improbabile, mentre sulla seconda è possibile fare non poche riflessioni. Un fenomeno di questo genere avrà certamente dei ripiegamenti non solo sulla psicologia dell’individuo ma anche sul sistema organizzativo globale e sull’opinione generale della globalizzazione, che è stato il mezzo che ha garantito una tale diffusione. La possiblità di spostarsi con tanta semplicità, dunque, non è sempre un vantaggio come abbiamo visto, e se sommato ad una psicologia come già detto di base irresponsabile può avere conseguenze catastrofiche. Ciò che avverrà, cosa che non possiamo predire con certezza, dipenderà tanto dalle decisioni dei governi e dalle loro iniziative quanto dalla presa di coscienza del popolo in sé. 

Sono certo che un evento di questo genere lascerà un segno indelebile su tutti noi, ma se non cogliamo l’allarme e non rispettiamo ciò che ci è stato imposto, facendo questo sforzo necessario, potremmo arrivare a pentirci ulteriormente dei danni che ne risulteranno.

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