Il modello di trasmissione di contenuti che ha preso piede negli ultimi anni, è quello dello streaming, ovvero un sistema che permette di ascoltare e visualizzare materiale, senza la necessità di scaricarlo o salvarlo sul proprio dispositivo. È qui, in questo nuovo business, che le più famose multinazionali del mondo stanno investendo milioni di euro: Amazon, Netflix, iTunes, Spotify…

Questa nuova forma di intrattenimento ha sicuramente numerosi vantaggi, quali ad esempio il prezzo accessibile a tutti. Infatti tramite un abbonamento mensile di modiche cifre, si trovano ovunque dei pacchetti completi di ogni tipo di contenuto. Inoltre, poiché questi file non vanno scaricati, si può risparmiare molto spazio nelle nostre memorie.

Per quanto riguarda le tesi a sfavore, invece, da una parte si schierano gli amanti dei dischi fisici, che ormai sono caduti in disuso, fatta eccezione dei collezionisti che accumulano questi supporti concreti andando a formare una vera e propria arte, oltre che passione. Per giunta, un lato che può essere considerato negativo, è che vi è la necessità di possedere una maggiore velocità di rete, infatti la mancanza di quest’ultima rovinerebbe l’esperienza di ascolto, bloccandosi ripetutamente.

Un’altra domanda frequente è quella di chiedersi se questa nuova politica di vendita sia poco fruttuosa per gli artisti e per coloro che offrono contenuti. A mio parere non è così, dato che queste piattaforme streaming risultano essere un palcoscenico e quindi una fonte di guadagno, soprattutto nel caso in cui le visualizzazioni superano il milione. Nel caso si tratti ancora di un artista emergente, non penso possa trarne numerosi vantaggi in termini economici, in quanto il guadagno va a seconda dei download, degli ascolti e delle visite, che poi andrebbe diviso anche con l’etichetta discografica e gli altri artisti, se presenti.

In ogni caso, questa è la nuova realtà e risulta il più delle volte una comodità ed una risorsa tanto da essere considerata dalla maggioranza funzionale ed utile.

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