Uno studio pubblicato nel 2019 rilevava che dal 1961 al 2010, le temperature più elevate hanno migliorato la crescita economica nei paesi più ricchi mentre hanno influenzato negativamente la crescita dei paesi poveri. Anche in questo caso a soffrire di più sono le persone che già si trovavano in difficoltà: per comprovare ciò, riporto i dati di uno studio recente che ci dicono che nel giro di trent’anni in Africa, i tassi di crescita del PIL pro-capite diminuiranno del 10%, soltanto a causa dei cambiamenti climatici. I Paesi più poveri sono sottoposti quindi a uno stress maggiore e lo stesso vale per i gruppi più vulnerabili della società, sia in termini di salute che di impatto economico.

Anche all’interno dei Paesi più ricchi, inoltre, il 10% della popolazione più ricca contribuisce molto più del resto della popolazione alle emissioni di gas serra. Le problematiche ambientali impattano quindi sulle disuguaglianze di classe, etnia e genere, scavando ancora di più i divari esistenti e creandone anche nuovi. E i Paesi più esposti ai fenomeni atmosferici estremi sono anche quelli meno coperti dai servizi assicurativi: il 99% dei danni economici causati dai disastri naturali nei Paesi più vulnerabili non ha una copertura assicurativa.

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