Il riscaldamento globale aumenta le disuguaglianze tra ricchi e pover. Così ha affermato lo studio pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Noah Diffenbaugh e Marshall Burke impegnati in una ricerca che nell’ultimo decennio ha effettuato diverse analisi per valutare l’impatto del cambio climatico sui fattori sociali. In particolare, a sorpresa, una degli effetti riscontrati è stato il peggioramento del divario tra ricchi e poveri: secondo i dati raccolti i paesi in situazioni economiche precarie risentono spesso più pesantemente gli effetti del riscaldamento perché non dispongono degli strumenti adatti per fronteggiarli. Al contrario, i paesi più ricchi ne avrebbero invece risentito in maniera positiva: il prodotto interno lordo dei paesi più sviluppati ha registrato un forte aumento negli ultimi anni sebbene essi stessi siano in realtà stati i principali responsabili. Il fenomeno risulta perciò preoccupante e secondo le previsioni le nazioni in via di sviluppo dovranno sostenere il 75% dei costi della crisi nonostante la metà più povera del mondo sia responsabile solo del 10% delle emissioni di anidride carbonica. Per fronteggiare il problema, opportuno sarebbe allora l’adozione di misure sia per ridurre le emissioni di gas serra sia per distribuire lo sforzo in modo da rendere uguali i costi associati con i cambiamenti climatici. Purtroppo, come al solito, la questione è sempre in mano alle grandi potenze: sta nella decisione dei leader mondiali, tra cui in particolare il presidente americano Trump, comprendere la serietà del problema e convincersi finalmente ad intervenire.

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