Il coronavirus, un tema che riempie oramai da settimane giornali e talk show.

Ognuno dà la propria opinione spacciandola come verità assoluta, ma in pochi casi sono realtà effettive.

Difatti chiunque vuole dire la sua e per farlo dà spesso credito a cose “sentite dire”, magari al bar sotto casa, diffondendo una disinformazione molto più insidiosa del virus, che va a creare odio e paura tra la gente.

Dunque come ci si difende in questo mondo di fake news?

Perché non si tratta altro che delle vecchie bufale, per tornare a chiamarle col caro nome italiano che per qualche assurdo motivo è stato sostituito dal lemma inglese.

Come possiamo quindi salvaguardarci da pregiudizi e opinioni arbitrarie fondate sul nulla?

L’unica cosa che possiamo veramente fare è non fidarci di tutto ciò che ci viene detto.

È nostro dovere di cittadini quello di verificare, anzitutto non lasciandoci influenzare dal pensiero altrui, quindi sviluppando il nostro senso critico prima di tutto che deve però poi essere supportato da dati oggettivi e reali, che ci vengono dati dalle fonti scientifiche, tendenzialmente affidabili.

Dico tendenzialmente perché purtroppo le scoperte scientifiche sono cose fatte da uomini per gli uomini, e dunque anche queste possono essere fallaci, come la natura umana.

Tuttavia la scienza è l’unica cosa in generale, ma soprattutto in questi tempi di paura, dove ritorna la caccia all’untore e la richiesta di maghi per proteggersi dalle malattie, un giro d’affari che in Italia vale 8 miliardi, che ci offre un appiglio sicuro, senza possibilità di essere dibattuto: un dato scientifico approvato dalla comunità scientifica, dunque da persone che hanno dedicato la loro vita a studiare la materia e che quindi ne sapranno di sicuro più di chi ne parla la mattina col barista e che si improvvisa tuttologo.

La scienza quindi, al contrario della magia in cui molti italiani ancora credono, è l’unica cosa che contiene la verità sul conto delle malattie e su come possano essere curate, per lo meno su quelle più comuni.

Sulle cure sperimentali e su dati non certi, rimane il proprio senso critico e la propria sapienza, che però deve sempre essere accompagnata da un’adeguata conoscenza per non venire influenzati dagli altri e privati della libertà di scegliere da soli, a doverci guidare verso ciò che riteniamo più giusto.

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