L’inquinamento è stato sicuramente un tema centrale e molto discusso nel 2019 e lo sarà di certo anche nel 2020.

Nonostante l’anno nuovo sia appena iniziato infatti, alcuni tra i sindaci, delle città più grandi d’Italia, hanno già deciso di indire il blocco delle auto, a causa del superamento del livello polveri sottili consentito.

Livello, che è fissato, giornalmente, a 50 millesimi di grammo al metro cubo, da non superare più di 35 volte per l’anno. Ogni regione può successivamente decidere dopo quanto tempo far scattare le misure di contrasto per fermare l’aumento di Pm10 nell’aria (le cosiddette polveri sottili, chiamate in questo modo poiché hanno un diametro aerodinamico uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro).

Sebbene il divieto sia solamente per le automobili, che comunque sono un’importante fonte di inquinamento, non sono affatto loro ad inquinare di più.

Il settore del riscaldamento, infatti, copre la maggior percentuale di emissioni nelle città italiane, ma malgrado questo, mentre ci sono diverse contromisure contro le emissioni provocate dalle automobili, che tra l’altro nel giro di dieci anni sono diminuite di più del 50%, non ce ne sono, ad esempio, per quelle delle caldaie, che invece sono aumentate nel corso degli anni.

Ed è per questo che si dovrebbe cominciare a pensare a come ridurre i danni inquinanti, prodotti dal settore del riscaldamento. Questo però non è semplice, poiché, mentre per le automobili basta un blocco stradale, per le caldaie, per ovvi motivi, non è possibile, innanzitutto perché il riscaldamento nelle case è, in certi periodi dell’anno, fondamentale per le persone che vi abitano e perché, essendo le caldaie usate al chiuso, si dovrebbe andare a controllare in ogni abitazione.

È chiaro perciò che ci vogliano altri tipi di contromisure: ad esempio, si potrebbe prendere spunto dagli incentivi che lo Stato dà a chi acquista macchine elettriche, dandoli anche a chi acquista e usa caldaie meno inquinanti, come quelle a gas o a metano. L’improbabilità di riuscita di questo metodo è però legata al fatto che, allo Stato, servirebbero molti fondi per attuarlo, dovendo dare molti soldi di incentivi. Si può quindi agire nel modo inverso tassando i carburanti e le caldaie che inquinano di più, come ad esempio quelle a pellet o a legna, cercando di spingere le industrie che le fabbricano, a produrne di meno inquinanti, e ai compratori di cambiarle, spendendo, forse, qualche soldo in più.

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