“L’innovazione è l’abilità di vedere il cambiamento come un’opportunità, non una minaccia.”
L’anonimo in questione rappresenta con queste parole uno dei traguardi scientifici raggiunti nell’anno appena concluso.
Il 2019, infatti, ha portato con sé piccole grandi rivoluzioni, una delle quali è sicuramente l’ibernazione temporanea sperimentata sull’ uomo.
L’università del Maryland ha condotto svariate ricerche su questo fenomeno e, dopo molteplici test su animali risultati positivi, La Food and Drug Administration (ente di controllo sanitario U.S.A.) ha approvato le prime sperimentazioni umane.
Il processo è spesso confuso con la crioconservazione, ma è tutt’altro: può essere applicato negli individui che presentano importanti perdite di sangue e il suo processo consiste nell’ iniettare all’interno dei vasi sanguigni una soluzione salina a basse temperature finalizzata in primis a sostituire momentaneamente il sangue e in seguito a bloccare la circolazione e il metabolismo.
Le tempistiche, solitamente ridotte ad una manciata di minuti, arrivano a toccare le due ore.
Tali operazioni sono effettuate su individui in casi critici che non avrebbero soluzioni diverse dalla morte e sono note con l’acronimo Epr, Emergency Preservation and Resuscitation.
In questo 2020 si attendono i risultati di queste notevoli ricerche e si prevede, dopo aver eliminato ogni possibile dissenso, la diffusione e l’utilizzo di questa tecnica mirata alla salvaguardia delle nostre vite.
Si potrebbe anche presumere questo tipo di sperimentazione in altre situazioni sintomatiche e magari l’ondata di gelo in arrivo potrà formare una vera e propria branca della medicina moderna.

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