Quando gli architetti della Cattedrale di Notre-Dame hanno iniziato l’opera, circa 850 anni fa, avevano l’ambizioso obiettivo di costruire il santuario più alto mai eretto, con una navata di quasi 35 metri d’altezza e due torri che sfiorano i 60 metri, che avrebbero gettato la propria ombra sui tetti della città.

Per riuscirci fecero uso di un guscio sottilissimo sostenuto da contrafforti e archi rampanti, pur non essendo il primo esempio di architettura gotica in Francia, la costruzione di Notre Dame ha portato nuovi livelli di raffinatezza, innovazione strutturale ed espressione artistica allo stile gotico.

La cattedrale fu teatro di numerosi eventi storici: qui Enrico VI d’Inghilterra fu incoronato re di Francia nel 1431, Napoleone Bonaparte fu incoronato imperatore nel 1804 e, nel 1909, Giovanna d’Arco, bruciata sul rogo secoli prima, fu beatificata da papa Pio X.

Visse un periodo buio alla fine del ‘700, durante la rivoluzione francese, quando fu danneggiata e trascurata, il romanzo del 1831 di Victor Hugo Notre Dame de Paris (conosciuto in Italia come Il gobbo di Notre-Dame) fece rivivere l’interesse per la cattedrale, denunciandone il cattivo stato di conservazione.

È il principale luogo di culto cattolico di Parigi, sede arcivescovile dell’Arcidiocesi di Parigi, si trova nel cuore della città, nella parte est dell’Ile de la Cité.

Nel 1991 la cattedrale di Notre Dame è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, il quale, il 15 aprile 2019 ha offerto la sua perizia in tema di monumenti danneggiati.

“Ricostruiremo Notre-Dame entro 5 anni, ancora più bella. Ce la possiamo fare”: lo ha detto, nel suo discorso ai francesi, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron.

L’evento ha provocato all’edificio danni significativi, tra cui il crollo della flèche e del tetto, e ha causato il ferimento di tre persone: due agenti di polizia e un vigile del fuoco, intervenuti per spegnere le fiamme.

Le fiamme sono partite da un’impalcatura che abbracciava la cattedrale per lavori di conservazione, provocando la fuoriuscita di una colonna di fumo.

La cattedrale che brucia è l’orribile spettacolo della lacerazione del legame con il nostro passato, l’incubo insopportabile che una inguaribile amnesia possa avvelenare il presente.

Le tristi immagini di uno dei simboli della civiltà europea divorato dalle fiamme hanno fatto il giro del mondo, parigini e turisti hanno assistito in diretta ad una scena tanto dolorosa quanto suggestiva. Nonostante la tragedia da un punto di vista artistico e culturale, oltre al fatto che Notre Dame rappresenti un simbolo di Parigi e della Francia, i danni alla cattedrale sono stati minori rispetto a quelli immaginati durante le prime ore del rogo.

Per alcuni è apparsa come una scena proiettata dal passato remoto, da un tempo in cui le chiese crollavano per incuria, accidenti o per violenza.

Non era soltanto la fragilità delle coperture in legno a condannare quelle mirabili costruzioni, ma spesso il desiderio di colpire la comunità che in quell’edificio si identificava, che con ogni mezzo aveva contribuito a portarlo alla luce.

La Cattedrale era il cuore della città, un libro di pietra che ne raccontava la storia, i sogni, le paure, la meraviglia.

I canti e le lacrime offerti di fronte allo spettacolo drammatico di Notre-Dame esprimono una sensibilità che va al di là del valore e del significato storico e culturale di un particolare monumento, chi ha partecipato a questo dolore, in modo più o meno intenso, condivide il valore universale di un patrimonio che non conosce confini e barriere culturali.

Soffrire per la perdita di un monumento, di un’opera d’arte, significa manifestare consapevolezza verso la concreta testimonianza delle civiltà di cui siamo eredi e custodi: un patrimonio di bellezza, di sacrifici, di sogni che è la vera radice di una identità che non soltanto ci appartiene ma che dà senso al nostro esistere, orienta il percorso degli uomini e delle donne verso un futuro incerto.

Un futuro imprevedibile e che può spaventare, per questo spero di vedere nel 2020 una maggiore cura e sicurezza di ciò che ha reso, rende e renderà i posti in cui viviamo unici e parte di noi.

Le fiamme non devono consumare la memoria del mondo la quale deve servire per avere più forza nell’affrontare ciò che avverrà.

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