Con il termine Brexit si fa riferimento all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Esso nasce dall’unione di due parole inglesi: Britain, “Gran Bretagna”, ed exit, “uscita”. Il vocabolo è ormai entrato nel linguaggio di uso comune e negli ultimi tre anni è diventato inevitabilmente un sinonimo di incertezza.

Con il referendum del 23 giugno 2016 i cittadini del Regno Unito hanno votato a favore dell’uscita dall’UE. Il voto è stato il risultato di intensi negoziati su un’intesa che avrebbe rafforzato lo status speciale del Regno Unito nell’UE.

Dopo diverse vicissitudini e continui tira e molla solo ora, con le elezioni del 12 dicembre, per i britannici sembra che qualcosa stia per cambiare. In seguito alla vittoria elettorale di Boris Johnson, membro del partito conservatore, un nuovo piano relativo alla Brexit ha ottenuto il via libera della Camera dei Comuni nella cosiddetta seconda lettura con 358 sì e 234 no. L’uscita del Regno Unito dall’UE avrà conseguenze non solo sugli inglesi, ma su tutta l’economia mondiale.

Infatti dopo l’uscita prevista per il 31 gennaio 2020 molte saranno le domande: quale sarà la fine dei turisti? E quale quella dei lavoratori abitanti nel Regno Unito? E come cambierà il palcoscenico economico nell’Unione Europea?

I turisti britannici potrebbero essere costretti a compilare un formulario online e a pagare una tassa per entrare nei paesi dell’Unione Europea. I viaggiatori europei che vorranno arrivare in UK saranno costretti ad ottenere un visto elettronico, non sarà più possibile viaggiare con la sola carta d’identità come accade in tutti i paesi d’Europa, ma occorrerà portare il proprio passaporto secondo il piano che verrà illustrato da Johnson. Le autorità britanniche potranno negare l’ingresso a chi ha precedenti penali e tutti gli arrivi e le partenze dei turisti saranno conteggiati. In questo modo, secondo il governo conservatore, sarà più semplice evitare che i visitatori si fermino oltre i tre mesi, il periodo consentito per una vacanza.

Per i lavoratori residenti in UK che vorranno garantirsi lo status di residenti e l’accesso ai servizi correlati, sanità pubblica e sicurezza sociale, dovranno, chiedere un permesso di permanenza che verrà concesso solo a chi ha vissuto nel Regno Unito per almeno 5 anni. Chi non ha ancora raggiunto i 5 anni di residenza godrà comunque di un “presettled status”, che diventerà un “settled status”, cioè residenza definitiva, una volta arrivati ai cinque anni. I cittadini UE che riusciranno ad entrare nel “settled status” potranno continuare a vivere e lavorare nel Regno Unito dopo il 30 giugno 2021.

Invece per il ruolo economico che il Regno Unito assumerà nei confronti dell’Unione Europea ancora molti sono i dubbi, fatto sta che l’assetto europeo, per cui molto si era lavorato, inevitabilmente cambierà in meglio o in peggio non c’è dato conoscere al momento. Ai posteri l’ardua sentenza.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2021 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account