Il labile confine tra arte e vandalismo

Soprattutto tra i giovani, quello della street art è diventato un modo per esprimere le proprie idee e pensieri. Anche in passato, in momenti di contestazione, i murales sono serviti a esprimere nuovi ideali e a rompere con quelli del passato. Ma non solo i giovani, anche gli artisti vengono spesso chiamati a lasciare un segno laddove si ritiene importante tenere vivo il ricordo di qualcosa che ha cambiato profondamente il corso della storia; un esempio, a Berlino, è la famosa “East Side Gallery”, ovvero la parte del muro lasciata intatta proprio allo scopo di mantenerne viva la memoria, anche riempiendola di opere d’arte. I murales che si trovano sulla sua superficie sono stati realizzati da 121 artisti di 20 nazionalità diverse e rappresentano un memoriale internazionale alla libertà.

Anche a Praga, nell’anno 1980, quando John Lennon venne assassinato a New York, dei giovani lo assunsero a simbolo del pacifismo e della fratellanza universale, e cominciarono a tracciare su un anonimo muro di una zona della città, un murale con il volto del cantante. Inutilmente le autorità cercarono di cancellarlo e di tenere quel muro pulito, ma ormai tanti giovani vi lasciarono segni e parole prese dalle canzoni dei Beatles come espressione di rivolta.

In ultima analisi, può succedere che in un piccolo borgo delle Marche (Braccano), i murales ricoprano un gran numero di facciate delle case e diventino abbellimento per il piccolo centro e un’attrazione turistica. Anche qui sono stati invitati studenti dell’Accademia di Brera e di Macerata e artisti internazionali per lasciare un loro segno.

Contro tutta la bellezza e la simbologia che ci può essere dietro un muro dipinto, bisogna purtroppo segnalare sempre più spesso l’inciviltà di chi lascia solo la propria firma o aggredisce persino monumenti con scritte di pessimo gusto e per motivazioni non tanto nobili.

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