Sono ormai anni che il termine “Africa” viene associato a povertà, malattie e scarsità di risorse primarie. Sia l’Economist che il Time, ma anche il Fondo monetario internazionale stanno smontando queste idee con la pubblicazione di articoli che testimoniano, attraverso dei grafici, che il XXI secolo sarà il secolo del continente africano. Le ragioni di tale crescita sono molteplici: vanno dall’aumento della popolazione, e quindi del numero di persone in età lavorativa, soprattutto nella zona Sub-Sahariana, fino alla modernizzazione delle economie, incentrate soprattutto nel settore turistico e nell’impiego di nuove infrastrutture. Approfondendo tali questioni bisogna riflettere sul fatto che mentre i Paesi più ricchi, quelli del G7, la Russia e la Cina, hanno raggiunto intorno al 2010 il picco massimo della popolazione in età lavorativa e ora si avviano a un graduale declino demografico, l’Africa, invece, è in pieno boom: infatti entro il 2030, il contributo del continente africano alla crescita numerica della forza lavoro globale supererà da solo quello di tutti gli altri continenti affiliati. Più persone in età lavorativa implica di conseguenza una parte più piccola bambini, ragazzi e anziani che consumano risorse pur non producendo reddito, e un numero maggiore di lavoratori attivi; pertanto il reddito pro capite è destinato ad aumentare tanto quanto la domanda interna, che sta spingendo il continente a sud dell’Europa ad una crescita economica.  Questa esponenziale crescita dell’Africa non ha lasciato indifferenti gli Stati mondiali che si stanno muovendo per diffondere i loro brand anche in questa parte del mondo. Un esempio è Jack Ma, il fondatore della holding cinese dell’e-commerce Alibaba che, seppur non abbia mai messo piede in Africa fino al 2017, è proprio in questo continente che vuole esportare il sito e sempre lì trovare nuovi imprenditori. Pertanto, proprio come hanno già iniziato a fare molti stati, anche noi dovremmo iniziare a guardare diversamente questo continente in riscoperta.

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