Secondo approfonditi studi e analisi recenti, si è giunti alla conclusione che quasi sicuramente quello in corso sarà un secolo che vedrà l’Africa protagonista. Come noi tutti sappiamo bene, fin dall’alba delle prime civiltà europee, l’Africa è sempre stata una terra senza identità né autonomia, un territorio di libero sfogo dei mercati dei paesi più potenti, dalle colonie al traffico di schiavi. In pochi sanno tuttavia che la povertà dell’Africa è in un certo senso una povertà superficiale, causata dal fatto che nel corso dei secoli ha assistito ad uno sfruttamento in tutti i sensi, portandola a diventare un continente arretrato, povero, il cosiddetto Terzo Mondo, dove la ricchezza è concentrata nelle mani di pochissimi fortunati. La vera ricchezza del continente in questione purtroppo si trova sotto i loro stessi piedi, ma non possiedono i mezzi e l’organizzazione per sfruttarla, così ci pensano gli stati più potenti, che senza pensarci due volte, grazie al costo del lavoro quasi a terra, si “preoccupano” di dirigere scavi al fine di recuperare tutti i materiali utili all’industria di produzione o al commercio. Ma fortunatamente al giorno d’oggi varie start-up di sede interamente Africana stanno nascendo e crescendo floridamente, come un bagliore di luce che lascia immaginare con serenità che entro il 2100 l’Africa raggiungerà alcuni obiettivi che faranno la differenza. In particolar modo la popolazione aumenterà a dismisura, e si stabilizzerà, nel senso che la presenza di soli giovanissimi o anziani sarà meno presente, ottenendo così molti più individui adatti al lavoro. Proprio da qui partirà la risalita del continente Africano dalle proprie macerie, che seguirà però un modello del lavoro più simile a quello orientale che a quello europeo e occidentale. La scintilla di cui l’Africa ha bisogno è di una riorganizzazione generale e di una gestione del potere e dei beni più onesta, per portarla al pari, o quasi, degli altri continenti.

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