Nel 2018 sono stati registrati ben 142 femminicidi e secondo dei numeri statistici ,che aiutano a comprendere il fenomeno, ogni quindici minuti una donna subisce stalking o maltrattamenti e i bambini rimasti orfani ,senza sapere più a chi affidarli, sono all’incirca 2000. Di omicidi ogni anno ne vengono commessi tanti e, fortunatamente, secondo dei dati statistici, sono in calo rispetto agli anni precedenti. I femminicidi sono una parte di questi omicidi , che vedono come protagoniste le donne ammazzate il più delle volte dal fidanzato o dal marito, perché sono gelosi e quindi creano un muro davanti alla propria donna. È normale che in una coppia i due elementi, maschio e femmina, siano interessati a mantenere il rapporto nel modo più pulito possibile, senza che quell’altro la tradisca o viceversa, ma quando si parla di femmincidio l’uomo è portato a fare azioni estreme che possono addirittura nel peggiore dei casi portare alla morte della donna. Esistono anche casi di ominicidio, ma si parla di pochissimi casi, poiché è l’uomo che nella maggior parte dei casi, quando si parla di forza bruta, ha la meglio.

Gli uomini che commettono questi delitti credono che le donne siano un loro oggetto e che niente e nessuno abbia il diritto di toccarle. In questo caso non si parla più di gelosia ma di possessione e trattano le donne come degli oggetti. 

Lella Palladino, presidente della rete “Di.Re”, propone quello che potrebbe sembrare uno slogan ma che in teoria dovrebbe avvenire realmente. Il progetto di Lella Palladino sarebbe quello di ripartire dai bambini dell’asilo per far sì che questo modo di pensare cambi. Secondo lei sarebbe più giusto far imparare anche ad un maschio a cambiare i pannolini a un bambolotto e non identificare la bambina solo ed esclusivamente nel lavoro di cura.

Questo anche a parer mio risulterebbe un ottimo metodo, ma è evidente che non è l’ unica problematica che vi è al momento. Funziona davvero così bene il codice rosso? I centri antiviolenza per le donne che non hanno più una casa funzionano come davvero dovrebbero funzionare? Queste sono alcune domande da porsi per capire di cosa si sta parlando. Il codice rosso è un ottima legge che fa sì che una donna possa venire ascoltata entro tre giorni dopo che ha den denunciato il fatto, ma non tutti i casi sono uguali, ed è per questo che diventa difficile per i magistrati. Tra l’altro, come dice la magistrata Maria Montenapoleone, il codice rosso è una riforma a costo zero. Se non si hanno personale, mezzi e strutture, è difficile che per una donna venga trovato un posto in comunità.  

 

Federico Lioniello

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