<<Ti amo, sei mia, ti possiedo>>

Il fenomeno della violenza di genere è sempre più complesso e attuale. È un fenomeno che percorre tutti gli strati sociali; spesso anzi è più comune nelle classi più elevate, nelle quali anche il fattore economico viene usato come forma di ricatto.

È una questione culturale, poiché schemi, modelli e pregiudizi ormai fissati nella società si ripetono da sempre; si parla continuamente di parità dei generi e per quanto si siano fatte conquiste importanti, ancora oggi sono molte le differenze tra uomo e donna, che rendono quest’ultima “inferiore”. Basti pensare alle differenze stipendiali, ai pregiudizi legati alla maternità e alle assenze dal lavoro, ed è proprio a causa di questa errata mentalità che nasce il fenomeno della violenza. Infatti essa presuppone l’idea di possesso da parte dell’uomo, che quindi metterà in atto tutto ciò che può per “imprigionare” la donna e inchiodarla al suo ruolo di sottomissione, arrivando fino all’omicidio, suo o dei figli, pur di non lasciarla andare.

La condanna in questi casi sembra sempre unanime, ma forse non lo è se i femminicidi si ripetono quasi giornalmente e se, nei casi di violenza sessuale anche fuori del nucleo familiare, la donna è ancora considerata causa del suo male, se le leggi non vengono sempre applicate o pur applicate non proteggono degnamente le persone più deboli, se tante donne ancora hanno paura, si vergognano, non denunciano…

La misoginia, come l’omofobia o l’odio razziale, sono termini dello stesso problema: l’incapacità di includere le differenze, di accettare l’altro, l’ostinata convinzione di avere una presunta superiorità per effetto di nascita, di cultura, di genere e di stile di vita, che accompagnano da sempre il cammino dell’uomo e rendono questo sordo al progresso culturale che oggi la società dovrebbe aver raggiunto.

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