“L’amore non può coesistere con il timore” veniva affermato già da tempo da Seneca ma, nonostante historia magistra vitae, alcune situazioni non sono ancora cambiate, e l’urlo di tutte quelle donne che hanno subito o subiscono violenze rimbomba impetuoso nelle nostre orecchie, perchè la violenza sulle donne è antica come il mondo, ma oggi avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri di genere.

Il termine “genere” viene introdotto per la prima volta nel 1955 dal sessuologo John Moneye , secondo la cui teoria, le persone nascono maschio o femmina ma solo successivamente imparano a essere uomini, donne o entrambi. Percezioni dell’individuo profondamente radicate che variano ampiamente all’interno e tra le culture, e che possono cambiare nel tempo.

Secondo Locke la nostra mente è un foglio bianco alla nostra nascita, su cui la pratica del mondo esterno e la riflessione dell’individuo su se stesso imprimeranno quella che viene chiamata conoscenza: alla nascita siamo tutti uguali, maschi e femmine, essere indifesi e incoscienti, l’uno alla pari dell’altra, ma crescendo questa tavola bianca si tinge di pregiudizi e di stereotipi, fino a delineare delle abitudini sociali difficili da cambiare.

“La donna deve stare in cucina”, “la donna deve stare a casa”, “la donna non vale niente in confronto all’uomo”, “ l’uomo deve avere il controllo sulla donna”, frasi ripetute ogni giorno da parte di coloro che pongono ai vertici della società la figura maschile, in quanto essa dotata di forza fisica  necessaria per sottomettere chi incapace di reagire. Frasi ripetute da quei mariti, fidanzati, ex partner o padri che per nascondere le proprie fragilità o l’insicurezza nella propria virilità sfogano la loro frustrazione sulle donne che, impaurite, temono di reagire o chiedere aiuto.

Madri, mogli e figlie che nascondono l’evidenza dietro alla speranza che tutto possa cambiare, che sia solo un momento effimero, dovuto a cause circostanziali e che presto tutto tornerà alla normalità. Donne che vogliono credere che anche questa sia una forma d’amore, ma il vero amore è rispetto e difesa dell’altro. Non si può brutalmente strappare un fiore dal suo terreno sperando che non appassisca. Non si può maltrattare una donna senza privarla della sua dignità.

Acquisire la consapevolezza del proprio valore, la consapevolezza che una battaglia non si vince solo con la forza, ma che ci sono altri mezzi che si possono usare, l’intelligenza, la solidarietà, l’unione e la prevenzione.

Non deve spaventare chiedere aiuto, bensì deve essere il primo passo di un cammino verso la libertà e la sicurezza; denunciare l’accaduto può salvare chi sta vivendo la stessa situazione, o persone care che potrebbero essere piano piano coinvolte. Ma anche essere pronti ad aiutare a propria volta, intervenire e non farsi soccombere dall’indifferenza, perchè “l’indifferenza è peggio della violenza, dall’indifferenza non puoi difenderti”, afferma Liliana Segre.

Sentirsi parti di un sistema pronto a tendere la mano qual volta sia necessario. «Homo sum, humani nihil a me alienum puto» , sono umano e tutto ciò che è umano non mi è estraneo:

dire che il problema ci riguarda in quanto uomini, non significa affermare che siamo tutti colpevoli. Significa che possiamo scegliere. Scegliere tra negare, giustificare, minimizzare il problema. O, da uomini, fare qualcosa per cambiare la mentalità e la concezione delle relazioni tra i generi, in cui la cultura della violenza non trovi più spazio per crescere.

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