È mai esistito qualcuno così maltrattato, così disprezzato, così insultato, tanto ingiustamente e crudelmente calpestato come noi donne? È Jane Anger a porsi questa domanda e la risposta rimane sempre la stessa: NO.

 Ascoltiamo i notiziari, leggiamo titoli di giornale, guardiamo video e abbiamo paura del domani. Abbiamo paura di entrare a far parte di quel 35%. Di quelle povere donne violentate, stuprate o addirittura uccise, arse vive o sgozzate. Abbiamo paura di indossare una gonna corta. Qualcuno potrebbe fischiarci da dietro. Ce la siamo cercata. Abbiamo paura di sorridere a qualcuno per un gesto gentile compiuto e poi salire in macchina del nostro fidanzato ed essere prese a schiaffi. Ce la siamo cercata. Abbiamo paura di andare in discoteca, di divertirci, di ballare e poi di essere palpate. Ce la siamo cercata. Abbiamo paura di lasciare nostro marito, semplicemente perché non lo amiamo più, e di trovare scritto sul portone di casa “puttana”. Ce la siamo cercata. Abbiamo paura di tornare a casa da sole, girarci e vedere che qualcuno ci sta seguendo. Così affrettiamo il passo, scappiamo, urliamo ma ci ha già raggiunto. Anche qua ce la siamo cercata. Denunciamo le violenze e le domande che ci fanno sono come ti eri vestita? E quindi ce la siamo cercata. Ma, invece, non ce la siamo cercata. Non ce la cerchiamo mai.

Cosi, in silenzio, proviamo a guarire. Ma il fatto è, come si fa a guarire se non facciamo altro che coprire le ferite e sperare che spariscano? Dobbiamo guardarle e riconoscerle per quelle che sono. All’inizio pensiamo di essere spezzate per sempre. Ma poi, pian piano, iniziamo a raccogliere i pezzi e iniziamo a capire che quello che stiamo componendo è uno specchio. E più pezzi si mettono insieme, più si inizia a vedere se stesse. Ma forse si potrebbe iniziare a raccogliere quei pezzi insieme, e finalmente potremo vedere la verità. E se pensate che la violenza, in ogni sua forma, non vi riguardi, vi sbagliate. Ci sono sopravvissute dappertutto. Persone a cui tenete che non sapevate stessero soffrendo in silenzio. Fate loro sapere che siete li per ascoltarle.

Facciamo capire che valiamo. Che abbiamo stesse capacità, stessi diritti e stessi doveri di un uomo.  Protestiamo, attiriamo l’attenzione sul tema dello stupro, della violenza fisica e psicologica contro le donne. La nostra voce è importante. È importante quanto quella di un uomo. E se noi ascoltiamo le vostre parole voi dovete ascoltare anche le nostre. Quando diciamo di no è no, possiamo aver detto sì a novantanove uomini prima di te, è no lo stesso.  A qualunque età, in un qualunque luogo e con qualunque tasso etilico nessuno ti dà il diritto di toccarci, di abusare di noi o violentarci solo perché tu sei più grosso, più forte o hai più potere.

Quando una donna dice basta è basta, esattamente come quando lo dice un uomo.

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