Quante volte sentiamo al Telegiornale notizie riguardanti donne che sono state violentate o uccise dai loro partner o, più raramente, da uno dei loro familiari? Decisamente troppe.

Basti pensare che nel 2018 le vittime di femminicidio sono state ben 142, di cui 119 in famiglia, il numero più alto mai censito in Italia. I moventi sono sempre gli stessi: gelosia e possesso, violenza sessuale, stalking e maltrattamenti in famiglia.

Sono numerose anche le donne che chiedono aiuto alle autorità, il numero, aumentato già nel 2018, sta continuando la sua crescita, in Emilia-Romagna, ad esempio, ci sono stati 4.871 contatti con le strutture di sostegno da parte di donne che hanno subito una violenza e sono 3.486 quelle che stanno seguendo un percorso di aiuto in queste strutture. Queste cosiddette violenze sono soprattutto psicologiche, in grande numero fisiche e una minor parte anche sessuali, effettuate l’80% delle volte dal partner o dall’ex-partner.

 I numeri appena citati sono a dir poco spaventosi e allarmanti, ci dimostrano la gravità della situazione in Italia, che non sembra migliorare nel tempo.

Parliamo ora di casi più specifici, così da comprendere meglio, come questi omicidi di genere possano avvenire nella vita di tutti i giorni: potremmo parlare del caso di Antonella Laurenza, ad esempio, che il 15 novembre fu uccisa a colpi di pistola, a Vairano Patenora (Caserta).

La 45enne si trovava nella cartolibreria di famiglia quando fu uccisa dal marito, il maresciallo della Guardia di Finanza Marcello De Prata, suicidatosi, poi, dopo avere ucciso anche la cognata. L’assassino avrebbe compiuto quell’atto perché non accettava la separazione e voleva perciò

 sterminare la famiglia della moglie.

Oppure potremmo parlare di Maila Beccarello, che a 37 anni fu uccisa a calci e pugni dal marito Natalino Boscolo Zemello, nella sua casa di Cavarzere (Venezia). L’uomo si trovava a casa agli arresti domiciliari per reati di tentata estorsione e violenza privata.

Possiamo dire che questi due casi non hanno molto in comune, oltre al grado di parentela dell’assassino, e questo ci testimonia che i femminicidi possono avvenire in svariati modi, con svariati moventi, ma con sempre lo stesso triste epilogo.

La differenziazione con cui avvengono, diminuisce la probabilità con cui le forze dell’ordine possano prevenire ogni caso specifico, è perciò importante che la prevenzione avvenga prima, non cioè quando una donna è stata già violentata, ma deve partire da tutta la comunità.

Dobbiamo aumentare la sensibilità che tutti quanti abbiamo riguardo questo tema e anche l’educazione ci può venire incontro in questo.

Un’iniziativa molto importante è quella della giornata mondiale contro la violenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si tiene dal 1999 in tutto il mondo appunto.

Iniziative come questa sono molto importanti perché si diramano in tutti i campi, riuscendo a sensibilizzare moltissime persone al livello globale.

Bisogna perciò riconoscere l’importanza, di cose apparentemente semplici come questa e prenderne esempio, così da rendere questo tema parte della nostra cultura personale e cercare in tal modo che cose orribili come appunto il femminicidio possano via via scomparire

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