Ana Maria Lacramioara di Piazza, 30 anni, residente a Giardinello, di origini romene, è stata uccisa a coltellate il 22 novembre scorso. È stato proprio il suo amante, Antonino Borgia, a commettere questo omicidio, durante una serata passata insieme. La donna la sera prima comunicò al suo amante di aspettare un figlio da lui, e conseguentemente chiese tre mila euro all’uomo, che inizialmente promise di dare ma quella sera cambiò idea. I due si sono incontrati verso le 7, lei è salita a bordo di un furgone bianco in un cantiere dove Antonino Borgia, imprenditore edile, stava facendo alcuni lavori. I due iniziarono a litigare furiosamente per la questione dei soldi, a quel punto Borgia ha estratto un coltello colpendo quindi la donna alla pancia. Ana tentò di fuggire, ma invano perché lui la convinse a tornare nel furgone promettendole di accompagnarla in ospedale. Ma durante il tragitto i due hanno ripreso a litigare, lui allora l’ha colpita con un bastone e poi le ha tagliato la gola. I militari sono riusciti a trovare il corpo legato e nascosto in campagna con un telo e sotto delle frasche, poi il furgone dell’uomo che ha avuto il tempo di fare colazione, ripulire il mezzo e tornare quindi alla sua vita da imprenditore.
Questa è la storia di Ana uccisa con la sola colpa di essere incinta, essa rappresenta un esempio per tutte quelle donne che negli ultimi anni hanno subito violenze o sono state vittime di femminicidio.
Dal 2012 a oggi 871 donne sono state uccise per mano di un uomo, del quale erano follemente innamorate.
È sempre più comune dire frasi del tipo: “Perché non ne hanno parlato prima?”, “Perché non hanno chiesto aiuto?”, “Perché non sono scappate?”; tutte le donne sono accomunate da una cosa l’amore folle per quell’uomo che ne abusa e ne fa di questo una scusante. Quello che aleggia tra di loro è la paura: succede molto spesso che questi uomini, se così possiamo chiamarli, minaccino le proprie mogli, amanti o fidanzate di fare del male ai loro parenti, amici o a chi amano di più.
“Donna come l’acqua di mare/chi si bagna vuole anche il sole/chi la vuole per una notte/c’è chi invece la prende a botte
Donna come un mazzo di fiori/quando è sola ti fanno fuori/donna cosa succederà/quando a casa non tornerà” questo è ciò che Mia Martini racconta nella sua canzone “Donna” del 1989. Moltissimi sono gli artisti che scrivono, cantano e rappresentano donne vittime di femminicidio e utilizzano la propria arte per sensibilizzare tutti riguardo questa tematica.
Quali sono le soluzioni serie per poter vincere questo problema?
Del femminicidio se ne parla solamente quando questo avviene, l’8 marzo o il 25 novembre, un ottimo modo sarebbe quello di trattare questi argomenti come si trattano le droghe tra i ragazzi o il gioco d’azzardo. Esistono tantissime associazioni per aiutare le donne vittime di violenza, ma per colpa della burocrazia, molto spesso i fondi per queste vengono rallentati o addirittura fermati. Perciò bisognerebbe cercare di velocizzare le pratiche e iniziare a trattare questo argomento più seriamente. L’ultimo consiglio sarebbe quello di smettere di avere paura e urlare a gran voce aiuto, per evitare di non risvegliarsi più per colpa di un uomo che dice di amarvi, ma che in realtà non vi ama affatto.

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