La violenza di genere non è purtroppo una cosa nuova alla nostra società soprattutto in Italia. Nel nostro paese la società patriarcale va avanti dall’antica Roma, dove il “pater familias” aveva diritto di vita e di morte sui suoi figli e sulla moglie, fino ad arrivare all’immediato dopo guerra con il voto femminile e ai moti del ’68, con un conseguente riscatto femminile. Una storia di soprusi millenaria che come mostrano i fatti non sono bastati poco più di 70 anni per cancellare: ancora oggi ce ne portiamo dietro dei vistosi strascichi, seppure di gran lunga ridotti.

La donna è ancora nell’immaginario collettivo non assolutamente al pari dell’uomo. Basti pensare alle disuguaglianze nelle retribuzioni e nei contratti assurdi che richiedono alla donna di rinunciare alla possibilità di una maternità, pena il licenziamento.

In un mondo così non sorprende più di tanto che un uomo che ha voglia di “dimostrare la propria virilità”, o per meglio dire la sua debolezza e fragilità di spirito, con tutte le insicurezze che comporta, se la prenda con l’individuo più debole che gli capiti a tiro.

Questi uomini però non si limitano a danneggiare fisicamente le donne che spesso sono anche persone legate loro emotivamente, cosa che rende ancora più agghiacciante la violenza, ma anche psicologicamente. Le costringono a convincersi che se sono state picchiate, violentate, ridotte in fin di vita, fino ad arrivare alla morte è stata solo colpa loro.

Come arginare, fino si spera a debellare un’orribile elemento che fino ad un settantennio fa ha fatto parte della nostra cultura?

In parlamento si sono proposti spesso aumenti di pena o leggi più complesse, che però non sono risolutive, perché quando un uomo commette violenza lo fa per un istinto oserei dire bestiale, che non tiene più conto delle regole civili o morali, altrimenti non farebbe ciò che sta facendo.

Nemmeno aumentare la pena è la soluzione, anzi, proprio l’opposto. Infatti spesso si parla di alzare la condanna per la violenza, ma senza un corrispettivo aumento anche per l’omicidio, o per le aggravanti dell’omicidio.

Questo potrebbe portare il violentatore a completare l’opera. Infatti se il divario di pena tra pestaggio e omicidio diventa minimo un uomo nel panico, che realizzi l’abominio che ha appena commesso, può preferire uccidere la vittima e metterla a tacere per sempre; nella speranza di farla franca e se non ci riuscisse poco importa, tanto se lei avesse denunciato non avrebbe preso molto di meno.

Un aumento della pena per la violenza sarebbe dunque un incentivo per l’omicidio.

Che fare dunque?

Non è con le punizioni che si insegna alle generazioni future, ma con la prevenzione, mostrando dove sia l’errore in un simile comportamento e perché evitarlo. Inoltre bisognerebbe presentare un buon esempio a questi ragazzi del futuro. Infine smettendo di demonizzare le ragazze, non facendole più sentire in colpa, ma anzi incoraggiandole a denunciare questi fatti che non devono essere nella loro norma.

Nelle scuole se ne dovrebbe parlare di tanto in tanto, ma non solo alle superiori dove le menti e le idee sono già formate e, sebbene si sia ancora in tempo, per alcuni la mentalità è già molto formata, ma anche nelle scuole di grado inferiore.

La scuola però molto spesso non viene ascoltata dai ragazzi, che sovente l’associano a qualcosa di noioso e inutile; qui dovrebbe subentrare l’esempio degli adulti.

Adulti di tutti i giorni, che in televisione dovrebbero smettere di sbraitare contro le donne in quanto tali e fare battute sessiste per dei luoghi comuni.

Soprattutto chi più stimano i ragazzi di oggi, chi diventa un emblema per la nuova generazione, come calciatori e sportivi di ogni sorta dovrebbero anche loro dare il buon esempio e mostrare rispetto per le donne, loro verrebbero sicuramente ascoltati.

Infine ultimo ma non per importanza è il ruolo fondamentale che gioca l’educazione impartita dalla famiglia al proprio pargolo. I genitori condizionano la mentalità dei propri bambini fin dalla pancia e se questi trasmettono al figlio solo insicurezza e gli mostrano che per affermarsi e sentirsi forte l’unico modo è quello di picchiare la propria partner, sarà molto arduo cambiare questa convinzione. Al contrario se una famiglia dona delle buone basi culturali ed educative al proprio figlio sarà difficile che questo si ricreda da queste sane convinzioni.

In conclusione quindi vorrei sottolineare come tutto il nostro sistema educativo si dovrebbe basare non su un sistema di punizioni, che spaventano ma non insegnano, ma su un sistema di modelli sani da imitare per diventare una persona migliore.

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