Non rappresenta affatto una novità che si parli di violenza sulle donne o di femminicidio. Se ne discute spesso. Nei telegiornali. Nei programmi pomeridiani. A scuola. Ebbene, è proprio questo il punto: il fatto che non si tratti di materia nuova non è di certo un dato positivo. Seppur il numero di femminicidi, col passare degli anni, in Italia, sia rimasto costante, ( 71 nel 2015, 72 nel 2016, 68 nel 2017) ciò non toglie meno al fatto che, nel XXI secolo, ci siano ancora persone che considerano la donna un oggetto. Ecco chi sono.

Secondo un rapporto ISTAT, chi si macchia di un femminicidio è, tendenzialmente, il partner della vittima (50%), l’ex fidanzato o un familiare. Non cambiano le motivazioni, che sono, nella maggior parte dei casi, gelosia e possesso. D’altro canto, i dati sconcertanti non sono questi; nel 44,6% dei casi la vittima aveva reso nota la figura del suo assassino alla polizia, non ricevendo, evidentemente, le giuste attenzioni. E’ vergognoso. E’ vergognoso come il sistema italiano, anziché intervenire, diventa complice perfetto di questi reati.

Si parla sempre di come eliminare questa concezione della donna, si fanno leggi su leggi, vengono raccontate storie di donne sopravvissute a quest’inferno in TV, si dà vita ad associazioni, ma a cosa serve? A cosa serve se, in fin dei conti, il Paese in cui si vive è il primo responsabile? Se si procederà di questo passo, se l’Italia non cambierà modo di agire, la situazione non si sbloccherà mai e poi mai.

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