Hong Kong è diventata ormai una pedina del confronto senza fine fra Cina e Stati Uniti: pedina di una partita che è insieme economica e finanziaria, geopolitica e militare. La piazza di Hong Kong è difatti il campo di battaglia ideale per questo confronto fra i due stati, poiché martoriata da diversi fattori: la disuguaglianza economica ad esempio, registra il 20% della popolazione al di sotto della soglia di povertà, oppure la diminuzione colossale delle transazioni commerciali da e per la Repubblica Popolare che passano per Hong Kong, dal 27 al 3%. Come se non bastasse, la governatrice Carrie Lam viene considerata una esecutrice obbediente di ordini provenienti da Pechino, e non sono sicuramente bastate le promesse fatte per raffreddare il clima di tensione e di protesta.

Già da tempo diverse società partner di Hong Kong lamentano gravi conseguenze derivanti dall’interruzione, tra cui l’interruzione della catena di approvvigionamento, e poiché Hong Kong è ormai un centro economico e finanziario internazionale, moltissimi altri paesi stanno soffrendo le conseguenze di questa crisi. 

Sembra così di trovarsi in una spirale senza fine, con la polizia che non esita ad intervenire bruscamente contro i protestanti, e con questi ultimi che rispondono con slogan ed episodi di violenza. Ma in mezzo a loro c’è chi cerca di porre rimedio a tutto. Come racconta il New York Times, vi sono aggregazioni di persone che offrono riparo ai feriti, curano chi è stato colpito dai lacrimogeni, oppure cercano di mettersi fra la polizia ed i rivoltosi per calmare le acque. Non sempre ciò che compiono viene visto di buon occhio dalla polizia, che li considera a volte degli antagonisti, reagendo con episodi brutali in cui vengono poi picchiati i pacificatori. Questo sostegno pubblico, da parte di medici, avvocati ed altri, incoraggia i giovani ad andare avanti, a non sentirsi soli e a fargli capire che ciò che stanno facendo è giusto, consapevoli che si giungerà

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