Si sta ripetendo ciò che è accaduto 5 anni fa: i cittadini giapponesi stanno cercando di farsi sentire, ormai da mesi, arrivando fino a rivolte e proteste che hanno portato a feriti e un morto.

 

La causa di queste è il piano politico attuato riguardo le estradizioni, ormai ritirato il 24 ottobre, che rappresenta un punto dolente nel rapporto da Honk Kong e Cina.

 

L’autonomia della prima finirà nel 2047 e grazie ad essa la città godrà di più libertà e autonomia rispetto al resto della Cina: per questo i cittadini stanno lottando, per ottenere democrazia.

 

Ma all’origine vera di queste pro tese c’è la preoccupazione degli hongkongesi riguardo le estradizioni della Cina continentale che potevano violare i diritti umani e che potevano essere usati come pretesto o scusa per raggiungere dissidenti politici cinesi.

 

Quindi le richieste dei manifestanti erano: l’abolizione della legge sull’estradizione, le dimissioni di Carrie Lam (Capo Esecutivo della città), indagine sull’uso della violenza da parte della polizia e il rilascio dei manifestanti imprigionati (più di 800).

 

Preciso che il Capo Esecutivo aveva garantito misure legali per controllare i protestanti ed invece sono state utilizzate armi da fuoco, allucinogeni ed idranti, che appunto hanno portato addirittura ad un morto. Carrie Lam li ha definiti inoltre “nemici del popolo”.

 

Ancora da approvare, nel marzo 2020 Carrie Lam lascerà il posto a chi, a differenza sua, potrebbe portare una pace momentanea nella città.

 

Ma nonostante ciò, i manifestanti continueranno come se nulla fosse perchè la protesta vuole cambiare il piano politico, non le facce.

 

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