In questo periodo si parla molto di Hong Kong e delle proteste che ci sono state ma non tutti sanno i motivi precisi per i quali si è scatenato tutto questo. 

Le proteste popolari a Hong Kong sono cominciate agli inizi di giugno in opposizione a un disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione di persone da Hong Kong per essere processate nella Cina continentale: il diffuso timore era che una legislazione in tal senso potesse essere utilizzata con intenti repressivi, erodendo i diritti civili e in sostanza lo stesso regime speciale di «un Paese, due sistemi» su cui si impernia l’autonomia dell’ex città-stato (che Pechino si è impegnata a rispettare per 50 anni). In piazza sono scesi a milioni nei weekend, paralizzando varie zone della città, e le proteste, entrate nella decina settimana, hanno assunto ormai cadenza quasi quotidiana.

I manifestanti non si sono accontentati di aver ottenuto la sospensione del disegno di legge, ma ne chiedono il ritiro definitivo. Ma dopo numerosi scontri con la polizia, si sono aggiunte altre richieste: il rilascio dei manifestanti arrestati e la caduta delle accuse nei loro confronti e il ritiro della qualifica di “sommossa” con cui le autorità hanno etichettato la protesta e ha preso corpo anche la richiesta di una maggiore democratizzazione, in modo che sia attuato un vero suffragio universale.

Le conseguenze economiche sono state molto gravi e hanno causato molti problemi, per esempio da due giorni l’aeroporto di Hong Kong, è diventato il simbolo di come l’escalation delle proteste possa avere impatti negativi riguardanti l’economia; la Borsa ha perso il 16% dai picchi di aprile e ha annullato i guadagni dell’anno.

Secondo me è giusto ribellarsi per quello che non si ritiene giusto ma ci si dovrebbe moderare per quanto riguarda l’economia perché sennò si finisce per rovinare tutto il paese.

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