Sono ormai circa 5 mesi che Hong Kong, una delle metropoli più importanti del mondo, è impegnata dai continui scontri fra manifestanti e polizia, ma andiamo a vedere come tutto ha avuto inizio. Innanzitutto bisogna fare chiarezza sul ruolo di Hong Kong e sulla sua identità; Si tratta infatti di una frazione dello stato Cinese che gode di particolare autonomia, infatti ha un proprio sistema economico e giudiziario, con leggi ben diverse da quelle presenti nello stato maggiore, tuttavia questa sorta di autonomia, o meglio, libertà, scadrà nel 2047, e la Cina potrà tornare ad influire liberamente sul sistema generale di Hong Kong. Le manifestazioni sono state generate da un generale malcontento della popolazione, iniziato nel 2014 con la proposta di riforma del sistema elettorale, e sono riprese in maniera più violenta precisamente il 9 giugno di quest’anno, con l’emendamento della legge sulle estradizioni, secondo la quale un individuo processato in un determinato stato può essere consegnato ad uno stato col quale vige tale accordo per proseguire il processo ed essere giudicato al suo interno e secondo le sue leggi. Hong Kong ha già firmato tale accordo con altri stati, ma il suo popolo si rifiuta di includere la Cina nell’accordo perché teme che si possa nuovamente prevaricare i diritti umani. Per questa ragione il popolo protesta ormai da mesi e si scontra continuamente con la polizia nel tentativo di ottenere le loro cinque richieste: il ritiro dell’emendamento; un’inchiesta nei confronti delle violenze della polizia; il suffragio universale; il rilascio dei manifestanti arrestati, e l’abolizione del termine “rivoltosi” come appellativo per i manifestanti. Abbiamo appurato che le richieste dei manifestanti si basano su principi onesti e giusti, e che tutto ciò è causato dalla regressione degli stati orientali come la Cina, radicati in principi tanto obsoleti quanto assurdi. La polizia Cinese è prossima alla vittoria definitiva sui manifestanti, che si ritroveranno ad aver manifestato per mesi senza risultati, a meno che altre potenze mondiali particolarmente influenti non si schierino a favore della loro causa, aumentando le possibilità di un risanamento delle leggi in vigore ad Hong Kong. Se tutto ciò dovesse fallire, il popolo orientale si ritroverebbe per l’ennesima volta oppresso da una mentalità fortemente arretrata che crea un enorme squilibrio rispetto ai popoli occidentali.

                                                                                                                  

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