Sono ormai trascorsi cinque mesi da quando Hong Kong, celebre e popolata metropoli cinese, è entrata al centro di forti proteste e manifestazioni. L’ex-colonia britannica, ora regione amministrativa speciale cinese è infatti in forte ostilità con la Cina: tutto è iniziato dal febbraio 2018 quando, a seguito dell’accusa di omicidio per un diciannovenne, Taiwan aveva cercato di ottenere l’estradizione ma le leggi di Hong Kong non lo avevano consentito, portando a una proposta di legge sull’ estradizione. Vedendo in essa un primo passo verso il controllo della Cina su Hong Kong, gli abitanti della regione hanno allora dato origine alle manifestazioni. Al centro delle richieste dei manifestanti stava principalmente il ritiro definitivo del disegno di legge sull’ estradizione ma, sebbene dal 15 giugno la leader dell’esecutivo abbia annunciato il ritiro definitivo della proposta, le proteste sono continuate. Le manifestazioni hanno allora proseguito verso una vera e propria ribellione verso la Cina, nella richiesta di libertà e autonomia. Sebbene il movente delle proteste sia alquanto legittimo, le manifestazioni hanno già avuto gravi conseguenze sia dal punto di vista della sicurezza, portando a 2500 feriti e 4500 manifestanti arrestati, sia economiche: dallo stesso aprile la borsa di Hong Kong ha perso addirittura il 16%, annullando i guadagni dell’intero anno. Ora, il maggiore timore sta in un possibile intervento dell’esercito cinese che, a seguito della chiamata in causa degli Usa, potrebbe esplodere in un conflitto ancora più ampio.

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